Qualche segnale di ripresa comincia a manifestarsi anche se lo scenario economico continua ad essere caratterizzato da una grande incertezza. In questo scorcio d’anno dunque si comincerebbe a vedere la fine del tunnel. Ma per uscire definitivamente dalla crisi devono essere rispettate precise condizioni: che non si allenti il rigore nei conti pubblici e che si proceda con determinazione sulla strada delle riforme. Insomma, bisogna mantenere la barra diritta. È questo il messaggio lanciato, in piena sintonia, dal Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco e dal ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni dal palco della 89ma Giornata mondiale del Risparmio. Ma il Capo dello Stato ha strigliato le banche a fare la loro parte. Per rafforzare i segnali di ripresa occorre «l’apporto del sistema bancario e finanziario». Il contributo delle banche deve «partire da un'adeguata espansione dei finanziamenti alle imprese, in particolare piccole e medie, in un più solido quadro di stabilità del sistema finanziario e di efficace tutela dei risparmiatori». L’ottimismo di Visco e Sacomanni si basa su numeri inequivocabili. «Nelle stime del Governo la contrazione del prodotto nel 2013 è pari all'1,8%. Per il 2014, si confermano le prospettive di ripresa dell'attività economica con una crescita dell'1,1%», riferisce il titolare del dicastero di Via XX Settembre. E aggiunge che «la crescita del pil si porterà su livelli ancora superiori a partire dal 2015, prefigurando una graduale chiusura dell'output gap; raggiungerebbe circa il 2% nel 2017». Anche il Governatore Visco parla di un ritorno a «una crescita modesta» nel quarto trimestre dell'anno. «Nella prima metà del 2013 - spiega - il prodotto ha continuato a diminuire, anche se a ritmi più contenuti. Nel contesto di una ripresa economica nell'area dell'euro lenta e diseguale tra paesi, gli indicatori più recenti relativi all'Italia sono coerenti con un arresto della caduta del pil nel terzo trimestre e con il ritorno a una crescita modesta nel quarto. L'incertezza - evidenzia, però - resta elevata». Tra gli inviti rivolti agli istituti, c’è lo stop ai dividendi e il via alle cessioni per eventuali rafforzamenti patrimoniali. Fari puntati anche sulla remunerazione dei dirigenti, da tenere entro limiti più bassi. Saccomanni spiega che le previsioni di crescita del pil nel medio termine sono state effettuate sulla base di una «valutazione prudenziale degli effetti delle riforme» finora introdotte. Ma ora queste devono essere portate avanti contemporaneamente al consolidamento dei conti pubblici, e in particolare alla riduzione del debito. E un passo in avanti, secondo Saccomanni, sarà compiuto con la legge di Stabilità che «non è vero che manca di coraggio». Quanto alle critiche venute dalla Corte dei Conti e dalal Banca d’Italia «sono pertinenti e verranno tenuti nel debito conto, ma non inficiano la struttura della manovra di politica economica», dice Saccomanni. Tornando alle previsioni di medio termine, Saccomanni indica anche l'ipotesi di «una graduale riduzione del differenziale di rendimento sui titoli di Stato decennali rispetto a quelli tedeschi: a 200 punti base nel 2014 e a 100 nel 2017, un livello comunque più elevato di quelli prevalenti prima della crisi». Ma, avverte, «è fondamentale che permangano condizioni di stabilità politica in modo da assicurare continuità all'azione di Governo e da sostenere la fiducia dei mercati nella capacità di ripresa dell'economia». Il Governatore Visco chiede di andare avanti «con determinazione» sulla strada delle riforme perché «le difficoltà dell'economia dipendono da debolezze strutturali a lungo trascurate». I progressi sulla strada delle riforme a sostegno della crescita e, insieme, il mantenimento dell'equilibrio dei conti pubblici «potranno migliorare il clima di fiducia, permettendo di consolidare la ripresa dell'afflusso di capitali internazionali». È cruciale, in questa fase, secondo il Governatore, che «il risparmio affluisca alle imprese attraverso un ritorno alla crescita del credito ma anche con un maggiore accesso diretto al mercato dei capitali che riduca la dipendenza dalle banche». Visco ha sottolineato che i «prestiti alle imprese sono diminuiti di quasi l'8%, (oltre 70 miliardi di euro,) dalla fine del 2011 quando si registrò una prima forte contrazione». C'è, evidenzia, «un ritardo strutturale» del sistema finanziario che deve essere recuperato. Ritardo che «si manifesta nel basso numero di società quotate e nella contenuta capitalizzazione di Borsa in rapporto alle dimensioni dell'economia reale». Il presidente dell'Acri ha difeso a spada tratta le sue Fondazioni, chiarendo il proprio «no all'esproprio dei diritti delle Fondazioni in quanto grandi azionisti delle banche».
Napolitano striglia le banche
Il Capo dello Stato sollecita un aumento dei prestiti alle imprese Bankitalia vede la ripresa e chiede tagli agli stipendi dei dirigenti bancari
