Politica

La smentita che conferma

di Gian Marco ChiocciData la gravità delle accuse (una siepe da 4mila euro nella casa marchigiana del fratello della Boldrini messa in conto ai contribuenti) attendevamo sin dalle prime ore un...

Data la gravità delle accuse (una siepe da 4mila euro nella casa marchigiana del fratello della Boldrini messa in conto ai contribuenti) attendevamo sin dalle prime ore un cenno dal presidente della Camera. L’intera mattinata trascorreva però invano, e così le ore dedicate al pranzo, al caffè e all’ammazzacaffè. Quando, col buio, pensavamo ormai a titolare sull’indecente ceffone alla democrazia portato con il cambio sulle regole per la decadenza di Berlusconi (non più voto segreto ma palese) ecco arrivare la sospirata - e data l’ora, immaginiamo sofferta - precisazione. Che non precisa un bel niente. Anzi. In diciassette righe Nostra Signora di Montecitorio anziché spiegare come mai il vivaista ha fatturato al Viminale una siepe che in un paesino sperduto delle Marche addobba la casa del fratello, e non la sua, ci rimanda a giganteschi problemi di sicurezza imposti dall’alto anche in occasione dello «sputtanamento» sulla sua maxi-scorta cui aveva giurato di rinunciare nel tripudio dei fan anticasta (ai quali s’era però dimenticata di dire che, poi, la scorta se l’era tenuta). Alla stessa identica ora, in straordinaria sincronia e - immaginiamo anche qui - con eguale sofferenza di quando si trattò di mettere una pezza sulle auto blu della Presidentessa, la polizia è stata «obbligata» a correre ai ripari. E a stilare una nota (l’avevamo preannunciato ieri) in cui si addossa ogni responsabilità sull’installazione della «siepe di sicurezza» a casa del fratello della Boldrini. Ma c’è di più. A dimostrazione di come la parlamentare di Sel, non capiamo a quale titolo, calpesti la dignità e l’autonomia di un corpo come quello della polizia di Stato (ha ottenuto il licenziamento di due dirigenti della Camera dei deputati ed ha smantellato la sezione di crimini informatici della polizia postale pretendendo 7 agenti per stanare chiunque ironizzasse in rete sul suo conto) negli stessi precisi istanti - non ridete, è proprio così - arrivava in redazione una terza, soffertissima, nota. Era la questura di Roma che correva a precisare come la decisione di fermare ed espellere per tre anni da Roma un poverocristo che aveva osato contestare l’inquilina di Montecitorio «è stato adottato con decisione pienamente autonoma del questore di Roma, decisione di cui la presidente della Camera, Laura Boldrini, non è mai stata al corrente». Senza star qui a rimarcare l’insofferenza e l’imbarazzo delle forze dell’ordine, consigliamo alla signora Boldrini di seguire l’esempio del suo amico Marino. Nelle vesti di sindaco di Roma ha potenzialmente più matti, disperati, squilibrati alle calcagna di quanti Laura possa aspirare ad averne in 20 anni di presidenza: nonostante ciò ha preso a girare in bici da solo, zigzagando tra bus e scooter, anche senza scorta a pedali. Per lui, come per Johnny Stecchino, l’unico pericolo è il traffico.

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