Un aiuto insperato per Berlusconi. Arrivato proprio da quei giudici della Corte di Appello di Milano che hanno ricalcolato gli anni della sua interdizione dai pubblici uffici. Nelle motivazioni, depositate ieri, i magistrati stabiliscono infatti che «l'incandidabilità» è una sanzione amministrativa. Con la conseguenza che, in base a una legge del 1981, non può essere retroattiva. Quindi neppure la legge Severino è applicabile al Cavaliere. Così ieri pomeriggio le conclusioni dei giudici milanesi sono piombate come un macigno sulla riunione della Giunta per il regolamento di palazzo Madama che deve decidere se il voto sulla decadenza di Berlusconi dovrà essere palese o segreto. Francesco Nitto Palma, in apertura di seduta, ha chiesto e ottenuto la sospensione della riunione. Che è stata aggiornata a tarda sera dopo la conclusione dei lavori in aula e poi fatta slittare a stamattina alle nove. «La Corte di appello di Milano ha appena detto che l'incandidabilità è una sanzione amministrativa – ha spiegato il parlamentare del Pdl – con la conseguenza della sua irretroattività. Quindi dà ragione a noi e non c'è ragione di andare avanti». E su quella «interpretazione» dei giudici si è svolto tutto il dibattito del pomeriggio a palazzo Madama. Con i grillini decisi invece a chiedere di votare il prima possibile l’esclusione di Berlusconi dal Parlamento. Addirittura il 5 novembre. Ipotesi che però è stata bocciata dal Senato. «Se qualcuno vuole trasformare quest'aula in un plotone esecuzione su temi delicati – ha reagito durissimo Renato Schifani – sappia che non ci faremo sopraffare né soggiaceremo a decisioni prese a colpi di maggioranza. Non accetteremo che vengano calpestati i diritti del senatore Silvio Berlusconi». Anche Pier Ferdinando Casini è intervenuto per difendere Berlusconi contro le richieste del MoVimento 5 Stelle: «Le vorrei dire che qui non è prevista la decapitazione – ha replicato alla grillina Paola Taverna – capisco che lei deve fare bella figura con Grillo in tribuna, ma io ho fiducia nel presidente del Senato». Difficile comunque che, anche se oggi la Giunta deciderà se andare a scrutinio palese o segreto, si arrivi a portare in aula il caso Berlusconi prima del 22 novembre. Quella infatti potrebbe essere la data più probabile visto che prima a palazzo Madama inizierà l’esame della legge di stabilità. Per la quale si prevedono almeno tre settimane per la discussione e poi l’approvazione. Eppure, anche se ieri lo scontro fra il Pdl e il Pd è stato tutto sulla retroattività della legge Severino, è difficile che il centrosinistra accetti di rimandare ancora la votazione sulla decadenza sul Cavaliere. «Non accetteranno mai il ricorso alla Corte Costituzionale – commenta un senatore del Pdl – D’altra parte hanno la maggioranza in Giunta, non possiamo fare molto». E il centrosinistra sembrerebbe avere i numeri anche per bocciare il voto segreto sul Cavaliere. A parte Grasso i componenti della Giunta sono 13. A favore di questa scelta sarebbero, al momento, in sei (3 del Pdl, 1 della Lega, 1 di Gal e Zeller). Per il voto palese, invece, sono in sette: 3 del Pd, 2 M5S, 1 di Sel. A cui si aggiungerebbe però anche Linda Lanzillotta di Scelta Civica. In attesa della decisione ieri sera Berlusconi è tornato a Roma. Con in agenda ancora una serie di incontri con le due parti del Pdl. Oggi potrebbe nuovamente incontrare Angelino Alfano, forse con tutta la delegazione dei ministri, e Raffaele Fitto. Al centro dei colloqui sempre lo stesso tema, la possibilità di tenere unito il partito senza penalizzare né falchi né colombe.
Lo dicono anche i giudici: il Cav non può decadere
La Corte di Appello boccia la Severino Ma il Pd nega il ricorso alla Consulta
