Quante volte ci hanno detto che il magistrato deve apparire imparziale oltreché, ovviamente, esserlo. E quante volte abbiamo ironizzato vedendolo scrivere libri sulle sue inchieste, apparire nei talk show, discettare di cose sulle quali dovrebbe mostrarsi terzo. Quante volte poi l’Intoccabile ha detto (e continua a dire) «no» alla responsabilità civile per dolo o colpa grave ergendosi così al di sopra della legge e del cittadino comune che per la seconda volta in trent’anni è andato a firmare i referendum radicali. E quante volte ancora, con la scusa del cattivo Berlusconi, i giudici hanno fatto (e continuano a fare) muro ad ogni ipotesi di riforma della giustizia onnicomprensiva di un nuovo consiglio superiore che sia davvero super partes e non prono alle logiche di palazzo. Già, quante volte. E se oggi torniamo sul tema è perché, improvvisamente nella Casta in toga notiamo timidi segnali di risveglio. A Palermo il procuratore capo che finì indagato (eppoi archiviato anche al Csm) per supposte fughe di notizie, per evitarne altre dal suo ufficio ha emanato un decalogo di regole che dovrebbero essere già connaturate all'esercizio del potere giudiziario. Repetita iuvant, fa niente. Il presidente della Cassazione, primo giudice dei giudici, dopo aver metabolizzato e digerito la figuraccia del collega della sentenza Mediaset, ha auspicato «silenzio e moderazione», la fine «dell’anomalo protagonismo» perché «la giustizia non è un carro di carnevale». Se ripensiamo a un certo Luigi de Magistris che ai tempi dei procedimenti flop si faceva intervistare persino a Eurodisney, siamo (speriamo) alla svolta epocale.
Silenzio, la toga torna sulla terra
di Gian Marco ChiocciQuante volte ci hanno detto che il magistrato deve apparire imparziale oltreché, ovviamente, esserlo. E quante volte abbiamo ironizzato vedendolo scrivere libri sulle sue...