«Stiamo lavorando sodo, il dibattito è stato bello e ricco di contenuti. Non accadeva nulla di simile da decenni in Italia, a prescindere da come finirà». Fabio Rampelli, deputato di Fdi, racconta con entusiasmo i primi incontri della piattaforma Officina per l’Italia. Ne anticipa alcuni contenuti fondanti come l’eurocriticismo e non risparmia qualche stoccata a chi, a destra, pensa di fare un’operazione concorrente resuscitando il simbolo di An: «Basta con le operazioni nostalgia, dobbiamo dimostrare di saper guardare avanti». Onorevole Rampelli, su quali punti si sta focalizzando la discussione nell’«Officina»? «La prima convergenza c’è stata sull’eurocriticità. Nessuno di noi sopporta più un’Europa a trazione tedesca, nessuno è più disponibile ad accettare acriticamente l’appartenenza all'euro. I trattati firmati da decine di capi di governo devono essere revisionati e adeguati alle esigenze dell’Italia, terzo paese contribuente del continente dalla sua fondazione. Non abbiamo soldi per noi, non possiamo averne per l'Europa, soprattutto se questa ci ignora, come sull’emergenza sbarchi e sulla tutela del Made in. Su sovranità popolare e nazionale faremo le barricate». Che contributo stanno dando gli «esterni», le persone che non si riconoscevano nella vecchia An come Tremonti, Ciocchetti o Magdi Allam? «Ciò che è mancato alla politica in questi vent’anni è stato il confronto sui contenuti. Non ci si può occupare della "res pubblica" senza avere un approccio critico con la realtà, ascoltare il parere di quelli che venivano chiamati "corpi intermedi". L’Italia, strattonata dalle vecchie e stantie ricette messe in campo dagli approcci ideologici, è declinata. Troppo spirito di fazione, poco pragmatismo. Il contributo degli esterni ci fa crescere velocemente». Troppe anime diverse non rischiano di snaturare l’identità del progetto? «Si tratta di anime perfettamente compatibili tra loro. Cattolici liberali, riformisti, conservatori, identitari avranno comunque l’obbligo di trovare punti di convergenza per governare l’Italia in futuro e delineare la propria idea d’Europa. Il lavoro di interfaccia è indispensabile se si punta a una politica che abbia un disegno strategico per l’Italia e non intenda continuare a vivere di tatticismi e giochi di potere». Il 9 novembre presenterete i risultati dell’Officina. Nella stessa data sarà lanciato anche il Movimento per Alleanza Nazionale. Non si rischia una contrapposizione? «Se il 9 novembre, anniversario dell’abbattimento del Muro di Berlino, giorno che già ad Atreju individuammo come conclusione del percorso dell’Officina per l’Italia con una manifestazione nazionale, ci saranno altre manifestazioni promosse da organizzazioni della nostra stessa area politica, noi slitteremo la data perché non abbiamo intenti ostili verso nessuno. Vorrà dire che la faremo un altro giorno, semplice. La responsabilità di un’eventuale spaccatura non sarà mai ascrivibile a Fdi». Cosa pensate dello «scongelamento del simbolo di An? «Se avessimo voluto riesumare quel logo lo avremmo potuto fare per primi. Non servono operazioni nostalgia. An è stato uno strumento formidabile per il suo tempo e per il suo leader che l’ha rappresentata in maniera assoluta e incontrastata. Quel tempo e quel leader non ci sono più. La destra deve avere la forza, se vuole dare un senso alla sua storia, di mettere in campo una proposta nuova, investendo su energie fresche e volti credibili, a prescindere dall’anagrafe. Deve curarsi quel torcicollo che ne ha storicamente rappresentato un limite. L’intransigenza sui valori è il nostro unico imperativo, le forme mutano nel tempo. Eraclito diceva che nello stesso fiume non si può entrare due volte. E poi il cibo "fresco"è più buono e più sano di quello scongelato». È davvero realistico pensare di riunire tutte le destre? «Difficile, ma non impossibile. Però deve essere chiaro che gli schieramenti del passato oggi hanno molta meno importanza per gli italiani, basti guardare all’esercito di astensionisti, al voto indirizzato verso Grillo e alla perdita di consensi clamorosa da parte del Pdl negli ultimi anni. Sono un termometro che indica la volontà di risposte, di decisione, di freschezza, di chiarezza. Le formule non contano più, conta la credibilità delle idee che si mettono in campo e delle facce cui si chiede di interpretarle». Con quale simbolo andrete alle elezioni Europee? «Lo deciderà l’Officina nelle prossime settimane, ma probabilmente arricchiremo il simbolo di Fratelli d’Italia per manifestare graficamente la nuova fase, un po’ come accadde tra An e il Msi».
«Nuova An? No a operazioni nostalgia»
Rampelli (Fdi) anticipa i nodi da affrontare nell’Officina per l’Italia e punge Storace: «Basta col torcicollo, la destra deve guardare avanti»
