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In via Giosafat la più vecchia La strada è chiusa dal 1987

Ad attraversarla senza sapere, nulla di strano. C’è una catena che vieta il transito dei mezzi, sulla destra tutte case, a sinistra i monaci basiliani, molta pace in quella che appare una classica...

Ad attraversarla senza sapere, nulla di strano. C’è una catena che vieta il transito dei mezzi, sulla destra tutte case, a sinistra i monaci basiliani, molta pace in quella che appare una classica stradina residenziale. In realtà, "sotto" c’è un motivo. Via di San Giosafat è chiusa dal 1987 «per voragine». Non si vede più nulla, nel tempo è stata (almeno) riasfaltata, ma all’epoca il fatto fu considerato anomalo: gli studiosi conservano ancora gli articoli di giornale che descrivono la scena, un buco profondo 15 metri e largo 8, in cui precipitò un’auto. Ricerche successive aprirono nuovi scenari sul sottosuolo di tutto l’Aventino, un dedalo di gallerie, cunicoli, colonne di tufo che si estende per circa 3.500 metri quadri con caverne che raggiungono i 23 metri in altezza. Negli anni, la documentazione ha riempito le scrivanie, gli esperti ormai sanno tutto o quasi della "pancia" dell’Aventino, però ancora interventi strutturali non sono stati fatti. I residenti si sono così attrezzati, nel 2004 con una raccolta firme per chiedere almeno che quella strada «non venisse trattata come Cinecittà», e infatti poco dopo il Comune dispose le limitazioni «per le riprese filmate nel rione per i mezzi superiori ai 35 quintali». È stato stimato, nel 1996, che intervenire con un’operazione di consolidamento e risanamento su via San Giosafat e sulla vicina via Marcella sarebbe costato circa un miliardo e mezzo delle vecchie lire. Dalle ultime notizie, dell’anno scorso, lo stanziamento necessario ammonterebbe invece ad almeno 2 milioni e mezzo di euro. Dunque, sui tempi della riapertura, se e quando avverrà, nessuna certezza.

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