Politica

Tutte le bufale dell’attrice bulgara sul Cavaliere

Paolo Di GiallorenzoSimone Di Meo Sembra che funzioni così. Chi non riesce ad avere qualcosa dal Cav (Sergio De Gregorio, Michelle Bonev) trova spazio a Servizio pubblico. Per sputtanarlo. E poco...

Sembra che funzioni così. Chi non riesce ad avere qualcosa dal Cav (Sergio De Gregorio, Michelle Bonev) trova spazio a Servizio pubblico . Per sputtanarlo. E poco importa che si parli della tratta dei senatori o dei gusti sessuali di Francesca Pascale. L’ex senatore IdV, prima di correre in Procura e fare il mea culpa per essersi fatto a suo dire corrompere da Berlusconi, aveva infatti inutilmente provato a farsi da lui finanziare una fiction dalla società Medusa. L’attrice bulgara, in un sms del 4 ottobre scorso, invece aveva lanciato proprio alla Pascale un anatema da giorno del giudizio: «Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia perché saranno saziati». E questo dopo averle rinfacciato un mancato appuntamento con Silvio ora che lei è ridotta allo stremo («sono distrutta professionalmente e psicologicamente, con un’azienda messa in liquidazione»). Che cosa volesse dire all’ex Premier, però, nell’sms non c’era scritto. A parte le ambientazioni sulle cene di Arcore, che nulla aggiungono rispetto a quanto già pubblicato dai giornali a caccia dei verbali ad alto contenuto soft-core e di olgettine redente (la cena, le barzellette, le avances), tutta roba che è stata raccontata nei processi Ruby e nell’inchiesta di Bari sulle escort a Palazzo Grazioli; le dichiarazioni di Dragomira Boneva sembrano ripercorrere lo schema classico che ha cercato di crocifiggere il Cav in questi anni: l’abuso delle aziende pubbliche per fini privati. Stavolta ci sarebbe un milione di euro stanziato dalla Rai, su sollecitazione di Berlusconi, per acquistare il film dell’attrice. Prima c’erano state le pressioni, sempre di Berlusconi, su Bertolaso e Scaroni per favorire Gianpi Tarantini e Valter Lavitola. Solo che non una sola delle inchieste in cui sono spuntate queste voci è stata confermata dai fatti. Tarantini e Lavitola sognavano appalti con Finmeccanica, Protezione civile ed Eni ma, alla fine, brigavano al telefono (intercettati) come Totò e Peppino che cercano di rifilare la Fontana di Trevi all’incauto turista. È vero, il film della Bonev è stato premiato a Venezia con una targa speciale, ma che sia una fetecchia o un capolavoro non è certo materiale per un’aula di giustizia. E pensare che Dragomira, fino a qualche mese fa, se la prendeva con la giornalista Selvaggia Lucarelli dandole della sciacalla perché attaccava la Pascale pur di «fare notizia. Perché parliamoci chiaro ormai i tuoi articoli sono tutti uguali. È facile scrivere di chi ha lo stile di non controbattere». E le botte tra il Cav e Francesca? E le serate saffiche della giovane napoletana? Tutte cose, dice la Bonev, che riuscirà a dimostrare in Tribunale. Come, lo sa solo lei.

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