Politica

Scelta Civica esplode Monti sbatte la porta

DimissioniIl Professore lascia la presidenza irritato con il partito che sostiene il ddl Stabilità

Scelta Civica non esiste più. E il fondatore sbatte la porta e se ne va. Il senatore a vita Mario Monti annuncia le dimissioni da presidente del partito che ha aggregato attorno a sé alla vigilia delle politiche. Aderirà al gruppo Misto. Di fatto, è la fine di Sc: all’orizzonte c’è la creazione di due gruppi parlamentari distinti. Ma al Senato i montiani - Susta (che a sua volta si è dimesso da capogruppo), Ichino, Lanzillotta, Della Vedova - non hanno i numeri: sarebbero 6-8 su 20. Inconciliabile la convivenza tra le due anime di Sc: l’una filogovernativa e vicina alla componente cattolica con leader il ministro della Difesa Mario Mauro («È al governo grazie a Monti», la reprimenda di Librandi) che vorrebbe un nuovo partito popolare con i fuoriusciti da Pd e Pdl, l’altra - che fa riferimento all’area liberal e ai montezemoliani - più critica con l’esecutivo. Un braccio di ferro che va avanti da mesi, con parte dei cattolici che aveva ipotizzato la costituzione di gruppi alla Camera e al Senato con gli alfaniani Pdl. «Rassegno le dimissioni da presidente di Sc», dice il Professore. La reggenza verrà affidata al vicepresidente vicario Alberto Bombassei fino alla nomina del nuovo presidente. Oggi Monti a Palazzo Madama chiederà l’iscrizione al Misto. L’ex premier assicura comunque che il suo impegno «nell’affermare i valori» di quanti hanno aderito a Sc «non verrà meno». Un passo indietro che Monti aveva in mente sin dall’estate, quando in un’accesa direzione fu messo in minoranza dall’ala cattolica sul ruolo di Andrea Olivero quale coordinatore unico. Monti fu convinto a restare proprio da Bombassei. La rottura si consuma adesso sulla Legge di Stabilità. Insufficiente per Monti, adeguata per Olivero e i cattolici. Ma segnali d’insofferenza s’erano avuti anche sulla vigilanza Rai (con il «mi dissocio» di Maurizio Rossi) e sulla presidenza della commissione bicamerale Antimafia, che doveva andare al capogruppo Sc a Montecitorio Lorenzo Dellai. Giudicato un «vecchio politicante che usa le cariche nel suo stesso interesse» e impallinato dal fuoco amico del 74enne Andrea Vecchio, imprenditore catanese antiracket. «L’intesa è saltata per autoaffondamento» sintetizza il senatore Pd Gotor. Lo stesso Dellai tempo fa aveva ipotizzato di presentarsi alle europee con un unico contenitore d’ispirazione popolare raccogliendo candidature di un’unica matrice culturale e auspicando un superamento di Sc. Proposta rispedita al mittente. Proprio sulla posizione europea si consuma una cesura politica: i liberali vogliono aderire all’Alde, i cattolici - sempre più vicini all’Udc - al Ppe. A spiegare i motivi della rottura è lo stesso Monti. Dopo aver sentito i capigruppo a Camera e Senato Dellai e Susta, i responsabili economici Lanzillotta, Ichino e Zanetti e il portavoce politico Della Vedova, il Prof ha rilasciato un giudizio tranchant sul ddl Stabilità condiviso da Lanzillotta, Zanetti e da 14 deputati che fanno riferimento ad Andrea Romano. Una posizione sbagliata però per 11 senatori vicini a Mauro e Olivero e ai cattolici, tra cui Casini e Albertini. Nel loro comunicato, per Monti, c’è «un quid specifico, di rilievo politico, che permea la dichiarazione» e la unisce alla condotta di Mauro: l’appoggio incondizionato a Letta. Una posizione, per Monti, inconciliabile con Sc. Ma dietro il sostegno al premier potrebbe esserci l’obiettivo di riaggregare un nuovo polo popolare dalla disgregazione di Pd e Pdl. Posizioni non in linea con l’Agenda Monti e distanti dall’ex premier. Per il Prof è una «mozione di sfiducia. Ne prendo atto». Ma, secondo i ben informati, il passo indietro sarebbe motivato dalla volontà di Monti di marcare una distanza dal premier (proprio mentre è a Washington da Obama), che non gli garantirebbe lo sbocco europeo a cui ambisce. È da tempo, del resto, che Monti manifesta mal di pancia nei confronti del governo. Mauro ha provato a frenarlo, ma la rottura era inevitabile. L’incontro chiarificatore tra i due a 24 ore dal pranzo di Mauro con Berlusconi, ha certificato la rottura. «Mi hai sfilato il partito», l’accusa del Prof. Che ora farebbe retromarcia solo con un chiarimento definitivo col ministro. Altrimenti, addio.

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