No all’aumento dell’accise sulla birra e a quello delle tasse sulle compravendite immobiliari per finanziare i maggiori investimenti nel settore scolastico. L’avvertimento al governo è arrivato ieri dalla commissione Finanze della Camera che doveva dare un parere sul provvedimento. La «raccomandazione» al governo» è stata di trovare le risorse che servono da altri tagli alla spesa pubblica. Ma dal deputato del Pd Marco Di Stefano è arrivata anche la richiesta di trovare le coperture con un aumento della tassazione sulle rendite finanziarie. «Lo proporrò come emendamento quando ne discuteremo in aula alla Camera – spiega – È inaccettabile che a pagare siano sempre settori già in difficoltà. tassare ancora di più le transazioni immobiliare significa dare un ulteriore colpo di grazia a un mercato che è già stato colpito pesantemente». Preoccupazioni che colpiscono anche le aziende che producono birra. Per contrastare il caro accise (il primo scaglione del'aumento è già scattato il 10 ottobre, i prossimi sono previsti a partire dal 1° gennaio 2014 e dal 1° gennaio 2015) deciso dal Governo, che si andrebbe a sommare all'aumento Iva (arrivata ormai al 22%), l’associazione che riunisce tutti i produttori del settore, AssoBirra, ha lanciato nelle scorse settimane la campagna «Salva la tua Birra». Si tratta di una iniziativa simile a quelle organizzate in Gran Bretagna e in Olanda per salvare la classica «pinta» da analoghi aumenti e che in circa 10 giorni ha raccolto il sostegno di oltre 45mila italiani. «Si tratta di un’iniziativa unica nel suo genere – spiega l’Associazione – pensata per tutelare uno degli ultimi piccoli piaceri dei consumatori, e che ha un duplice obiettivo: da una parte, informare cittadini e consumatori su cosa sia davvero l'accisa e su quali conseguenze genererebbe un nuovo aumento in termini di consumi e di occupazione, oltre che di entrate ridotte per lo Stato». «Anche noi siamo convinti che settori come l'istruzione e la cultura debbano essere sostenuti con forza – ha concluso Alberto Frausin, presidente di Assobirra – ma quello che chiediamo alle Istituzioni e alle forze politiche è di non continuare a trovare le risorse necessarie aumentando ancora la già alta pressione fiscale sulla birra. Già oggi 1 sorso su 3 va al Fisco, in pratica su una birra da 66 cl da 1 euro ben 37 centesimi sono di tasse; e con i nuovi aumenti si arriverebbe a un sorso su due. Da nostre stime sappiamo che l'aumento dell'accisa porterà ad un calo ulteriore dei consumi di birra, visto che sono già in flessione di circa il 5-6%. Allora perché non cercare queste risorse andando a tagliare la spesa pubblica improduttiva?».
No alle tasse sulla birra per finanziare la scuola
No all’aumento dell’accise sulla birra e a quello delle tasse sulle compravendite immobiliari per finanziare i maggiori investimenti nel settore scolastico. L’avvertimento al governo è arrivato ieri...
