Per Luciano Violante si tratta di una decisione «originale», il ministro Cancellieri la definisce «inusuale» e si dice «perplessa, in Italia non ci facciamo mancare niente». L’unico, per ora, a non mostrarsi particolarmente scosso è proprio lui, Giorgio Napolitano, convocato a sorpresa tra i testimoni nel processo sulla trattativa Stato-mafia. A sorpresa perché, dopo che la Consulta aveva dato torto ai pm di Palermo sul conflitto di attribuzione sollevato dal Colle, era difficile immaginare che Napolitano sarebbe rientrato, più o meno direttamente, nel processo sui fatti del biennio 1992/93. Invece il pm Antonino Di Matteo aveva nuovamente inserito il Presidente nella lista dei testimoni e stavolta la Corte d’Assise ha detto sì. «La testimonianza del Presidente della Repubblica è espressamente prevista dal Codice di procedura penale - si legge nel provvedimento dei giudici - che disciplina infatti le modalità della sua assunzione». «Tuttavia - aggiunge la Corte d’Assise di Palermo - deve tenersi conto dei limiti contenutistici che si ricavano dalla sentenza della Corte costituzionale del 4 dicembre 2012 e pertanto la testimonianza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano può essere amessa nei soli limiti delle conoscenze del detto teste che potrebbero esulare dalle funzioni presidenziali, pur comprendendo in esse le attività informali». Tradotto: Napolitano potrà testimoniare solo sulla lettera che il suo consigliere giuridico Loris D’Ambrosio gli inviò pochi giorni prima di essere ucciso da un infarto fulminante. In particolare, sulla parte in cui D’Ambrosio si diceva preoccupato per «essere stato considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi». Ma nessuna domanda potrà essere fatta al Capo dello Stato sulle telefonate avute con l’imputato Nicola Mancino. Le cui trascrizioni sono state mandate al macero proprio dopo la suddetta pronuncia della Consulta. Dal Colle si fa sapere che «si è in attesa di conoscere il testo integrale dell’ordinanza adottata dalla Corte di Assise di Palermo per valutarla nel massimo rispetto istituzionale». Per ora Napolitano si può consolare pensando che non sarà l’unica alta carica dello Stato a doversi sedere sul banco dei testimoni. Con la sua, infatti, è stata ammessa anche la testimonianza del presidente del Senato Pietro Grasso.
Napolitano testimonierà sulla trattativa
Il capo dello Stato dovrà riferire sull’ultima lettera di D’Ambrosio La Cancellieri: «Perplessa, è inusuale». Sarà sentito anche Grasso
