Marcia indietro sulla sanità. Dopo la bufera della vigilia il Consiglio dei ministri ha depennato dalla legge di Stabilità, varata ieri dopo una riunione fiume, i tagli contenuti nella bozza originaria. Non solo. Nella notte è stata trovata anche la copertura per i 2 miliardi di ticket sanitari che sarebbero dovuti scattare il primo gennaio 2014, come previsto dalla manovra Tremonti del 2011, prima della bocciatura da parte della Corte Costituzionale. Salta anche l’aumento della tassazione delle rendite finanziarie. Confermata la Trise, la nuova imposta sui servizi e taglio al cuneo fiscale per le imprese. Poi dismissioni del patrimonio immobiliare e allentamento del patto di stabilità per i Comuni pari a circa 1 miliardo. Sono questi i cardini della legge di Stabilità, una manovra pari a 27,3 miliardi per il triennio 2014-2016 che, come hanno sottolineato il premier Enrico Letta e il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, in un veloce breefing con la stampa, «riduce la pressione fiscale di un punto nel triennio, mette in moto gli investimenti pubblici, incentiva quelli privati e rafforza il potenziale di crescita dell’economia». Il volano per la ripresa dovrebbe venire dalle misure per le imprese e dall’attivazione degli investimenti pubblici in infrastrutture. Previsti sgravi fiscali per 14,6 miliardi di cui 5 per i lavoratori e 5,6 per le imprese oltre a un miliardo per le ristrutturazioni edilizie e l’ecobonus. Tra gli interventi per le imprese e i lavoratori, c'è anche un incentivo per il passaggio dai contratti a tempo determinato a quelli a tempo indeterminato. L'ecobonus sul risparmio energetico sarà mantenuto anche per il prossimo anno, ma al 55%. Dunque, con una riduzione di 10 punti rispetto all'agevolazione attuale. Uno sgravio che però non sarà stabilizzato ma andrà diminuendo nei successivi due anni, scendendo al 45% nel 2015 e al 36% nel 2016. Il bonus fiscale per le ristrutturazioni semplici, invece, andrà ad esaurirsi tornando nel 2014 dall'attuale livello del 50% al 36%, come previsto nella legislazione attuale. Previsti interventi su grandi e piccole opere pubbliche, finalizzati, in particolare, al recupero dei fondi sottratti con gli ultimi provvedimenti alle Ferrovie e all'Anas. Priorità è stata data alle Ferrovie con un totale di 720 milioni cui si aggiungerebbero 200 milioni per i nodi ferroviari, 100 milioni per la Cancello-Frasso Telesino e circa 200 milioni per far partire i lotti costruttivi della Brescia-Padova e della Napoli-Bari. Per l'Anas il piano prevede 333 milioni per tre anni sul contratto di programma, una seconda tranche di 300 milioni per il piano ponti e gallerie, 340 milioni per uno dei megalotti mancanti della Salerno-Reggio Calabria. La ridefinizione dell’Iva è spostata avanti ma nel frattempo è stato bloccato l’aumento che doveva scattare a gennaio sulle cooperative sociali. Ci sono poi 3,9 miliardi di spese indifferibili, come il finanziamento delle missioni all'estero (850 milioni), il pagamento della Cig in deroga (600 milioni) e il fondo per i non autosufficienti (250 milioni). Per consentire alle regioni di effettuare investimenti viene stanziato un miliardo, mentre 500 milioni vengono destinati al pagamento dei debiti commerciali in conto capitale. Ma dove vengono reperite le risorse? L’ex finanziaria indica quattro voci: 3,5 miliardi di tagli alla spesa (2,5 allo Stato e 1 miliardo per le Regioni); 3,2 miliardi da dismissioni immobiliari, revisione del trattamento delle perdite di banche e altri intermediari; un miliardo e 900 milioni da interventi fiscali: 500 milioni da limatura delle spese per tasse, e altri interventi che hanno a che vedere con le attività finanziarie, in particolare l'aliquota di bollo. Inoltre come ha spiegato Letta, il governo conta di avere un gettito aggiuntivo dalla normativa del rientro dei capitali dall’estero e dalla revisione della contabilizzazione delle quote di Bankitalia, oltre ai risparmi che potranno venire dalla spending review. Tra le misure di risparmio, Letta ha citato l’abolizione di quelal che è una vera «anomalia italiana»: alle elezioni si voterà in un giorno solo, di domenica, e non in due. La manovra, inoltre, complessivamente, secondo le stime del Mef, riduce la pressione fiscale che arriverà al 43,3% nel 2016. Riduce inoltre l'incidenza della spesa primaria sul pil, al netto dei rimborsi dei debiti commerciali della Pubblica amministrazione, dal 46% del 2013 al 42,5% del 2016. Confermata la Trise. La nuova imposta sulla casa unisce due tasse finora divise e ribattezzate Tasi e Tari. La prima è la tassa sui fabbricati per i servizi indivisibili da parte dei comuni. Si basa su valore e dimensione dell'immobile. La Tari, invece, corrisponde come ambito alla ex Tarsu e si basa sul principio che chi consuma di più paga di più. L’imposta si pagherà probabilmente in quattro rate.
«Una manovra senza nuove tasse»
Letta presenta la legge di Stabilità. Saltano i tagli alla sanità Alle imprese 5,6 miliardi. Non saranno le colpite le rendite finanziarie
