Politica

Renzi e l’abbraccio de «Il Fatto»

di Francesco Damato - Dopo avere recuperato l'ostilità oppostagli l'anno scorso da Nichi Vendola e da Susanna Camusso, ai tempi della sfida all'allora segretario del Pd Pier Luigi Bersani nelle...

Dopo avere recuperato l'ostilità oppostagli l'anno scorso da Nichi Vendola e da Susanna Camusso, ai tempi della sfida all'allora segretario del Pd Pier Luigi Bersani nelle primarie per Palazzo Chigi, Matteo Renzi è riuscito a fare ieri il pieno a sinistra con la sostanziale sponsorizzazione offertagli da un giornale come "Il Fatto". Quello, per intendersi, che nelle elezioni politiche di fine febbraio divise i suoi favori tra Antonio Ingroia, pur criticato per i tempi della discesa in politica, e Beppe Grillo. Un giornale che alla vecchia ossessione antiberlusconiana della sinistra, politica e giudiziaria, ha aggiunto quella antinapolitaniana. È stato proprio l'affondo contro il presidente della Repubblica, dopo il messaggio alle Camere per lo sfoltimento delle carceri anche con l'indulto e l'amnistia, a procurare a Renzi l'abbraccio de "Il Fatto" con un editoriale di Paolo Flores d'Arcais. Che ha apprezzato del giovane sindaco di Firenze la scelta, appunto, di "violare il tabù che impone il bacio della pantofola a Giorgio Napolitano". E a tutto ciò che, a torto o a ragione, da quelle parti viene attribuito al capo dello Stato: la voglia, per esempio, di offrire qualche aiuto all'odiato Silvio Berlusconi, nonostante le dichiarazioni di segno opposto, fra le pieghe dell'amnistia e dell'indulto, e di tenere in vita ad ogni costo "il governo Lettalfano". Di cui in effetti anche Renzi, dopo avere aspirato nella scorsa primavera a formarne uno analogo, ha un interesse sempre più smaccato ad accelerare la fine, non essendo notoriamente le sue ambizioni limitate alla conquista dell'ormai decotta segreteria del Pd. Il contributo che Renzi potrà dare per togliere "la pantofola" sia a Napolitano sia al pur "amico" Enrico Letta basta e avanza a fargli perdonare da Flores d'Arcais e compagni i passati "flirt con il Cavaliere e con Marchionne". E anche quel vago sentore di "destra" o di "liberale" che potrebbe essere ancora avvertito attorno a lui. D'altronde, se il sindaco di Firenze "non è di sinistra, non lo sono davvero neppure gli altri" che gli si oppongono nella campagna congressuale del Pd, si consola l'editorialista de "Il Fatto" dopo avere annunciato che "il futuro prossimo si chiama Renzi". Ed avere cercato furbescamente di dissimulare la sua come "una previsione obbligata, non un auspicio". Resta naturalmente da verificare l'utilità pratica, reale di una simile sponsorizzazione. Che potrebbe avere anche l'effetto del bacio della morte, analogo a quelli dati più volte ad esponenti della sinistra, ma anche della destra, da giornali ben più diffusi e autorevoli, o presuntuosi, de "Il Fatto". Come, per esempio, "la Repubblica" fondata da Eugenio Scalfari, della cui pur laica benedizione hanno fatto le spese a destra Mariotto Segni, all'epoca dei referendum contro le preferenze e il sistema elettorale proporzionale, e a sinistra, in ordine di tempo, Ciriaco De Mita, Achille Occhetto, Romano Prodi, Walter Veltroni e Bersani. Al quale ultimo Scalfari l'anno scorso annunciò pubblicamente il voto nelle primarie, liquidando come un mezzo sprovveduto e immaturo il concorrente Renzi, e poi il voto nelle elezioni politiche. In verità, Scalfari ha successivamente scoperto pure lui qualità e attitudini nel giovane sindaco di Firenze, sentendone probabilmente odore di vittoria e volendosene aggiudicare una parte. Ma potrebbe prevalere nel fondatore de "la Repubblica" di carta una più antica e provata sintonia con Napolitano di fronte al rifiuto renziano del "bacio della pantofola" così entusiasticamente salutato da Flores d'Arcais. Ora mancano meno di due mesi alle primarie fissate nel giorno della Madonna Immacolata per l'ascesa di Renzi alla segreteria del Pd. E circa sei mesi al passaggio forse più insidioso che attende il governo delle cosiddette larghe intese, quello cioè dei referendum radicali sulla giustizia, contro i quali si tenterà la carta elusiva delle elezioni anticipate più concretamente di quanto non sia appena avvenuto con la spallata tentata dai "falchi" del Pdl. Ma il cammino di Renzi resta ugualmente lungo ed accidentato. Potrebbe essergli politicamente fatale quell'ambizione "sfrenata e devastante" rimproveratagli nella scorsa primavera da Franco Marini dopo averne provato i morsi nella sfortunata corsa al Colle.

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