Politica

«No alle manovre di palazzo. Silvio resta leader»

L’appello della parlamentare: «Recuperiamo la nostra diversità, sbagliate le spinte centriste»

Il governo Letta è nato dalla consapevolezza, innanzitutto di Silvio Berlusconi, che solo una grande coalizione, sbocco naturale di una democrazia matura alle prese con il sostanziale pareggio elettorale dei due maggiori gruppi politici, sarebbe stata in grado di affrontare il grande tema delle riforme strutturali, indifferibili per restituire competitività e vitalità al nostro Paese. L’uscita dalla crisi sociale ed economica passa infatti inesorabilmente dall’attuazione di una serie di misure volte a scardinare l’arrugginito sistema-Italia. Questo è sempre stato lo scopo del governo che sosteniamo, consapevoli della complessità dei rapporti con i nostri «alleati», dovuta ad una oggettiva differenza culturale, di prospettiva e di visione: per noi rimane centrale la preminenza dell’individuo sullo Stato; il merito come categoria fondante di una vera «uguaglianza delle possibilità» rispetto all’egualitarismo ideologico della sinistra; l’opposizione ad un sistema fiscale che annienta famiglie e imprese, trasformando lo Stato in un sistema di controllo e di coercizione nelle mani di una pachidermica burocrazia. Per noi, infine, l’avversario politico non è un demone da spazzare via, ma un’alternativa che si basa sulla capacità di coagulare consenso attorno a sé. Siamo diversi. In questi mesi abbiamo assistito al tentativo di eliminazione politica di Silvio Berlusconi per via giudiziaria. Questo getta un’ombra cupa sull’idea di cosa s’intende per Stato di diritto e su una sinistra incapace di contendere, con gli strumenti della politica, lo spazio competitivo di questa democrazia. Ora, stiamo assistendo anche al tentativo di archiviazione politica di un’intera esperienza democratica straordinaria, quella nata con Forza Italia. Se questo tentativo andasse a buon fine, questa diversità verrebbe prima diluita, poi perduta. E sarebbe un errore gravissimo, soprattutto se lo si facesse in nome di un generico moderatismo o di una svolta centrista che faccia da stampella al Pd, magari col premio del gradimento di qualche opinionista di peso e con una nuova presentabilità politica per qualcuno. Se questo governo deve sopravvivere ed andare avanti, lo deve fare per la nostra diversità; non a scapito di essa. La leadership di Berlusconi rimane il cardine di questo percorso e il fondamento di un rapporto diretto col suo grande popolo. Chiunque pensa di poter emarginare l’esperienza berlusconiana non aiuta questo governo, che esiste perché Berlusconi lo ha voluto; e non aiuta il Pdl a restare il movimento rappresentativo di quell’Italia che crede che la democrazia sia il consenso dei cittadini e la loro legittimazione, e non l'ennesima manovra di palazzo.

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