Politica

Quagliariello: «L’amnistia riguardi anche Silvio»

È ancora scontro sull’amnistia. Mentre il Parlamento deve ancora cominciare a discutere il perimetro dell’eventuale atto di clemenza, si riaccende la polemica sulla possibilità che tra i beneficiari...

È ancora scontro sull’amnistia. Mentre il Parlamento deve ancora cominciare a discutere il perimetro dell’eventuale atto di clemenza, si riaccende la polemica sulla possibilità che tra i beneficiari ci sia anche il leader del centrodestra Silvio Berlusconi. Nei giorni scorsi, infatti, il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri aveva sostenuto che era improbabile ipotizzare un’amnistia per il Cavaliere. Posizione che, però, non sembra essere condivisa all’interno dello stesso governo se è vero che, ieri, il ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello si è «travestito» da falco e si è schierato in difesa dell’ex premier. «Se ci sarà una legge su amnistia e indulto - ha detto Quagliariello - dovrà essere applicata a tutti i cittadini, Berlusconi compreso». Le parole del ministro, oltre a provocare una levata di scudi da parte del Partito democratico, vengono utilizzate da Grillo per «smascherare» quelli che, secondo il comico, sarebbero i veri obiettivi dell’amnistia e dell’indulto chiesti da Napolitano. «Quagliariello ha detto la verità - attacca il leader del M5S dal suo blog - l’indulto e l’amnistia saranno applicate anche a Berlusconi. I suoi colleghi di governo facciano altrettanto. A cominciare dal presidente della Repubblica Napolitano: vada in televisione a raccontarlo agli italiani». A tentare di smorzare la polemica, almeno all’interno della compagine governativa, è lo stesso ministro Cancellieri, che prova ad articolare meglio quanto già sostenuto nei giorni scorsi: «Sulla base di esperienze passate - spiega interrogata sull’argomento - ho osservato che non ci sono precedenti di aministia per i reati fiscali. Ma non scippo le prerogative del Parlamento. Non intendo pronunciarmi finché il Parlamento non parlerà». Nelle Camera per ottenere il via libera indulto e amnistia dovrebbero essere votati da almeno i due terzi delle assemblee. Difficile, quindi, ipotizzare che il Partito democratico conceda i suoi voti per aiutare Berlusconi, specie dopo che Renzi - nella prima tappa del suo tour elettorale in vista delle primarie per la segreteria del Pd - ha rotto l’unanimità del partito e ha invitato a «non considerare un atto di lesa maestà il non essere d’accordo con Napolitano». Alla base della presa di posizione del sindaco di Firenze anche l’umore dell’opinione pubblica, che non sembra entusiasta all’ipotesi di un nuovo atto di clemenza dopo l’indulto del 2006. Secondo un sondaggio realizzato dall’Istituto Ixè di Roberto Weber, infatti, il 59% del campione è contrario all’amnistia, il 24 % è favorevole è un 16% lo sarebbe se a usufruirne non ci fosse Berlusconi.

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