«Se si vuole essere colbertisti, bisogna saperlo essere fino in fondo, il colbertismo dè noantri non è la cosa che ci rafforza». L'ex premier non ha risparmiato critiche alle scelte compiute durante il governo di Silvio Berlusconi, quando si volle «tutelare l'italianità respingendo un intervento concreto di Air France e Klm, incoraggiando improbabili investitori italiani a unirsi in crociata capace di gestire un complicatissimo business come quello del trasporto aereo». E infatti l’unico errore che forse ha fatto il Cavaliere è stato di affidare la compagnia a manager che hanno fatto di tutto prima tranne che interessarsi della complessità della gestione dei flussi produttivi nei cieli. Ma tant’è. Il professore Monti ha già dato prova di non avere a cuore non solo l’italianità ma nemmeno gli italiani, considerati nel corso del suo mandato governativo solo limoni da spremere. Oppure da emerito teorico la sua visione è realmente ispirata al modello della concorrenza perfetta. Che difficilmente si realizza purtroppo. Si dà il caso, infatti, che la stessa Air France considerata salvatore del vettore italiano abbia all’interno della sua compagine azionaria una rilevante quota in mano allo Statto. Il socio tanto avversato nella gestione economica dal pensiero anglosassone. Che ieri ha supportato lo scetticismo montiano con le bordate del Financial Times che ha accusato il governo Letta di ripetere l’errore dell’esecutivo di Berlusconi. «Il premier non è stato sincero sugli investimenti esteri» ha spiegato il Ft , mentre l’altro alfiere del capitalismo anglo americano come il Wall Street Journal ha rincarato la dose con un titolo che ha evocato: «Il fallimento della politica industriale del Belpaese». Ad arricchire l’asse anti Alitalia non è mancato il competitor della stessa area culturale: la British Airways che ha tuonato contro gli aiuti dello Stato considerati illegali e ha addirittura chiesto un intervento della Commissione europea sul punto. Arrivato puntualmente: «La Commissione valuterà se il piano di salvataggio di Alitalia sia conforme alle regole Ue». Anche questo pare strano. L’improvvisa voglia di regolatore europeo da parte della perfida Albione non è convincente. Per molti altri temi Londra ha preferito gestire i dossier nella sua completa e fiera solitudine. Sorge spontaneo l’interrogativo sul fatto che forse a far alzare improvvisamente la voce a giornali, compagnie ed establishment stranieri contro il salvataggio del vettore italiano sia stato il fatto che questo scombussola i piani planetari di spartizione del business aereo già siglati tra i big. In fondo non c’è nulla di male a pensare che nel mondo globale a spostare qualche miliardo di persone restino 4 o 5 compagnie con le tutte la altre in funzione di vassallaggio. Il cambio di rotta imposto del governo Letta ha cambiato la direzione degli eventi già prestabiliti. Uno scherzo che chi si stava leccando i baffi non ha gradito. Ma c’est la vie. Altra spia del maldipancia che ha provocato l’intervento di Palazzo Chigi è la condizione posta da Parigi alla nuova Alitalia di non entrare nelle rotte intercontinentali. Una condizione un po’ troppo rigida per chi parla di «egalitè» ma evidentemente non la applica in economia. Gli occhi restano puntati sulla decisione del gruppo Air France-Klm: dopo aver votato a favore dell'aumento di capitale in sede di Cda, il gruppo franco-olandese ha infatti chiarito che il «via libera» del board non comporta automaticamente la sottoscrizione dell'aumento di capitale che dovrebbe aggirarsi, per la quota di competenza del gruppo franco-olandese, intorno ai 75 milioni di euro. Comunque è da tener presente che i soci che intendono sottoscrivere l’aumento di capitale hanno 30 giorni di tempo da ieri per aprire il portafoglio. E cioè versare la moneta contante nel contro di Alitalia. Questo vuol dire che la compagnia Air France-Klm potrebbe votare a favore dell’aumento di capitale in sede di assemblea e rinviare la decisione se sottoscriverlo o meno in attesa di concordare con gli azionisti italiani un piano industriale che soddisfi i loro «desiderata».
Monti e gli inglesi abbattono AliPoste
L’ex premier spara conto lo Stato azionista. Per British si tratta di aiuti illegali Financial Times contro Letta. Ma la compagnia ricapitalizza e forse ora fa paura
