Politica

Il Cav chiede silenzio. Nessuno lo ascolta

Lealisti e scissionisti continuano a scontrarsi sul futuro del partito Oggi Berlusconi incontra Alfano e Fitto per trovare un accordo

Un appello al silenzio caduto nel vuoto. Berlusconi domenica aveva chiesto a tutti gli esponenti del Pdl di non alimentare scontri interni, di discutere delle questioni interne del partito in privato, senza cercare pubblicità su giornali e in televisione. Impegno che nessuno ieri ha rispettato. Anzi, falchi e colombe, lealisti e scissionisti, si sono di nuovo affrontati e confrontati senza badare troppo al sottile. Ieri, proprio per cercare di trovare un accordo interno il Cavaliere ha incontrato ad Arcore i senatori Altero Matteoli, Paolo Romani e Maurizio Gasparri, i cosiddetti pontieri che in questi giorni hanno evitato di schierarsi con uno dei due gruppi. E oggi Berlusconi rientrerà a Roma dove potrebbe nuovamente vedere Fitto e Alfano. Di sicuro c’è che il Cavaliere mal sopporta questo clima di tensione, soprattutto in un momento in cui invece avrebbe bisogno di calma per valutare al meglio tutte le situazioni che lo riguardano, dalla decadenza in aula al Senato con il voto segreto, alla richiesta di affidamento ai servizi sociali. Fino alla questione più spinosa per il Pdl, il nuovo organigramma. Sul quale infatti si dividono le due anime del Popolo della Libertà. Ieri ad accendere gli animi ci hanno pensato Raffaele Fitto da una parte, con un intervento ospitato da «Il Giornale», e Fabrizio Cicchitto dall’altra, sul «Corriere della Sera». «Gli aspetti interni e le questioni di organigramma, per noi, si risolvono in un minuto – ha detto l’ex governatore della Puglia – Basta restituire la palla a chi è stato scelto da milioni di elettrici ed elettori italiani, cioè Silvio Berlusconi, evitando di collaborare, pur tra omaggi ipocriti e comunicati dolenti, al tentativo in corso di accompagnarlo fuori dalla scena istituzionale (e magari anche da quella politica tout- court)». «La nostra sfida "lealista" – ha proseguito – prenderà forma attraverso un limpido e aperto dibattito di contenuti e di idee. Riteniamo che tutto questo si possa e si debba fare con Berlusconi al centro». «Per il Pdl la combinazione ottimale è il binomio Berlusconi-Alfano», è stata la replica di Cicchitto al quotidiano di via Solferino. Sarebbe bene – ha proseguito – che l'ex premier lo «proponesse in modo esplicito in un quadro di rinnovata unità. Altrimenti, e lo dico a malincuore, meglio avere due partiti – uno moderato, l'altro movimentista – federati fra loro e con altri movimenti del centrodestra, che non un partito bloccato da una conflittualità cieca». Tesi appoggiata anche dal ministro Gaetano Quagliariello: «Io ho in testa un grande centrodestra maggioritario che possa vincere nel 2015 contro il centrosinistra. Meglio due partiti divisi, che litigi perenni». Dichiarazioni che hanno subito infiammato il dibattito. «Cicchitto e Quagliariello confermano la volontà di uscire dal Pdl per fare un altro partito, in barba all'unità invocata da Berlusconi. Un progetto programmato da tempo» ha commentato Renata Polverini, ex governatrice del Lazio schierata con Fitto. Più caute le colombe. Dopo il ministro per le riforme e l’ex capogruppo alla Camera l’unica reazione è stata quella del deputato Alessandro Pagano: «Nonostante i richiami del presidente Berlusconi a dibattere delle questioni interne al partito nelle opportune sedi politiche e non sui mezzi d'informazione, dispiace constatare come l'ala cosiddetta lealista del nostro partito anziché astenersi dal rilasciare dichiarazioni improvvide e fuorvianti, come richiesto dal nostro stesso presidente, continui a sferrare attacchi polemici, che minano l'unità del Pdl mentre giovano ai nostri avversari». «È di tutta evidenza – è la conclusione – che con queste dichiarazioni si siano resi autori di un clamoroso autogol. Chi lavora concretamente e seriamente all'unità del partito è da ricercarsi altrove, non all'interno di una "corrente" che con il proprio atteggiamento crea solamente faide interne».

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