Sullo scranno che fu di Franco Fiorito siede oggi Pino Cangemi. Quello di Vincenzo Maruccio, invece, è rimasto vuoto. È passato poco più di un anno dallo tsunami dei fondi ai gruppi consiliari della Regione Lazio e dalle dimissioni dell’ex governatrice Renata Polverini, datate 27 settembre 2012. Oggi, nella sede del Consiglio Regionale del Lazio, Fiorito e Maruccio non li nomina più nessuno. E con loro sembrano essere stati dimenticati gli altri 68 consiglieri regionali della scorsa legislatura. Tutto passato. E, dopo un paio di mesi di austerity, alla Pisana è ricominciata l’infornata di portaborse. Oggi la media è di 5 a consigliere considerando gruppi politici, presidenze delle commissioni e Ufficio di presidenza, organismi che possono disporre fino a oltre 250 segretari a seconda del contratto (full-time o part-time). A inizio legislatura ciascun consigliere aveva diritto a un solo collaboratore, per uno stipendio massimo di 45mila euro lordi l’anno. A marzo, dopo il taglio netto varato dall’ultimo UdP della gestione Polverini, il regolamento che disciplina le «Strutture di diretta collaborazione» prevedeva che i gruppi composti da un unico eletto avevano diritto a un segretario, quelli da due a due, quelli da tre a tre. Per gli altri era stato fissato un tetto massimo di 500mila euro l’anno. Tradotto, 50 portaborse per 50 eletti. In teoria (come vedremo). Ma, a causa del tetto di spesa, i gruppi più numerosi avevano più consiglieri che segretari. La stessa situazione che si verificò nel 2010, quando Lista Polverini, Pdl e Pd non avevano sufficienti collaboratori d’aula e che portò, poi, all’aumento dei fondi ai gruppi consiliari. Senza contare poi il malcontenti dei monogruppi e di quelli con due consiglieri. Quel regolamento, da marzo a settembre, è stato ritoccato più volte. La prima correzione è passata in aprile grazie a un emendamento al collegato al bilancio. I fondi per ciascun consigliere destinati ai collaboratori d’aula sono passati a 65mila euro l’anno con tetto massimo aumentato. Il rapporto tra aumento dei fondi e diminuzione del clamore mediatico per lo scandalo Fiorito-Maruccio è direttamente proporzionale. E leggere tra le piege del regolamento non è facile tra rimandi ad altri commi e ad altri articoli. Partiamo dai gruppi consiliari. In teoria possono disporre di 50 segretari esterni assunti a tempo determinato a chiamata diretta per 50 deputati regionali. Ma nulla vieta al gruppo di assumerne 100 part-time, con l’unico vincolo di non superare la spesa massima prevista. Si può fare un contratto a un solo portaborse da 5.000 euro lordi, due da 2.500 o anche di più. I gruppi infatti possono scegliere se far assumere i propri collaboratori dal Consiglio (in questo caso vengono pagati dalla Giunta, come i dipendenti strutturati della Pisana) o se stipulare direttamente i contratti di lavoro nelle forme consentite dalla legge ricevendo i fondi direttamente sul proprio conto corrente. Esattamente come avveniva prima, ma con dei limiti di spesa e con l’impossibilità di spendere i soldi per i collaboratri in ostriche o cravatte. Ovviamente, tutti i gruppi tranne Fratelli d’Italia, hanno optato per questa seconda ipotesi. I fondi stanziati sono circa 1,6 milioni di euro. Certo, va detto che l’abolizione dei monogruppi non usciti dall’esito elettorale ha abbattuto non di poco la spesa: ciascun gruppo composto da un solo consigliere poteva disporre di 7 collaboratori. L’articolo 11 del collegato prevede poi - per le spese relative a scopi istituzionali e a funzioni di studio, editoria e comunicazione - l’attribuzione a ciascun gruppo - al netto delle spese per il personale assegnato - di 5.000 l’anno per ciascun consigliere più una quota determinata moltiplicando il coefficiente di 5 centesimi per il numero degli abitanti del Lazio (5milioni e 732mila al censimento 2011) così come previsto dall’articolo 2 comma 1 lettera G della Spending Review del governo Monti. Tradotto: 250mila euro più altri 286mila da dividere in parte (si parla del 20%) tra i gruppi e in parte diviso tra i 13 gruppi in base al numero dei consiglieri. Sarà comunque l’UdP a decidere. L’ultima modifica alla legge regionale 6 del 2002 (il Regolamento di organizzazione del Consiglio Regionale) è datata 24 settembre: l’Ufficio di Presidenza con delibera 66 ha varato la costituzione di una «struttura di diretta collaborazione della Conferenza dei presidenti». Ciascuno dei 13 capigruppo ha diritto a 3 segretari (uno esterno o comandato e due esterni), che possono diventare 4 con i part-time. Quindi un numero variabile tra 39 e 52. C’è poi il capitolo dell’UdP. L’Ufficio di Gabinetto ha in dotazione un capo di gabinetto, un vice, un caposegreteria e 12 collaboratori di cui 7 dipendenti regionali. È prevista la possibilità di sdoppiare due contratti esterni in part-time. Il Presidente ha due segreterie: una politica di 11 collaboratori (con due contratti sdoppiabbili in part-time) e una tecnica composta da un responsabile e 4 portaborse (6 con i part-time). I vicepresidenti del Consiglio hanno diritto a un responsabile di segreteria, un addetto stampa e 9 segretari (di cui due sdoppiabili in part-time). I tre consiglieri segretari hanno a disposizione invece un responsabile di segreteria, un addetto stampa e 7 portaborse (di cui due sdoppiabili). I presidenti di commissione hanno infine diritto a un responsabile di segreteria e a tre segretari.
Alla Regione Lazio cinque portaborse per ogni consigliere
Aumentati i fondi a disposizione dei Gruppi Infornata da oltre 250 assunzioni esterne
