La convocazione è per oggi alle 14 quando la commissione Antimafia si riunirà per eleggere presidente, vicepresidenti e segretari. L’organismo bicamerale, secondo prassi, è guidato alternativamente da un senatore e da un deputato. Solitamente espressione della maggioranza. Nella precedente legislatura toccò al senatore Pdl Giuseppe Pisanu. Stavolta quindi il presidente dovrà essere un deputato, possibilmente del Pd. Ed ecco quindi il gradito ritorno sulle scene di Rosy Bindi. Il suo nome viene indicato come favorito per la poltrona più ambita. Peccato che quattro giorni fa, quando i presidenti di Camera e Senato hanno nominato i componenti della commissione, il Pd ha tentato un blitz e il Pdl si è subito messo di traverso. Da quel momento è partito il braccio di ferro: Bindi per i Democratici, Donato Bruno per il partito di Silvio Berlusconi (che pure ritiene di avere diritto alla presidenza visto che è parte della maggioranza). Un braccio di ferro che continuerà probabilmente fino all’ultimo minuto utile. Anche perché nessuno dei partiti di opposizione, in particolare M5S e Sel, sembra disponibile a convergere su uno dei due candidati. Sulla carta, quindi, Bindi dovrebbe contare sui 20 voti democratici, Bruno sui 12 di Pdl e Gal. Restano fuori due leghisti, un esponente di Fratelli d’Italia, uno delle Autonomie, un Socialista, due Sel, tre Scelta Civica, 8 grillini. Solo una combinazione particolarmente favorevole, quindi, potrebbe consentire a uno dei due contendenti principali di raggiungere i 26 voti necessari per spuntarla al primo turno. Così, con tutta probabilità, si andrà al ballottaggio. Ed è su questo che puntano M5S e Sel. Ieri sera i grillini si sono riuniti per scegliere il proprio candidato. Prima dell’incontro hanno lanciato il loro attacco: «Ancora una volta si vuol dare a Dracula la presidenza dell’Avis. Quali partiti, quali parlamentari sono secondo voi degni di richiedere la presidenza della commissione Antimafia?». Tradotto: date quella poltrona a noi. Un po’ lo stesso ragionamento di Sinistra Ecologia e Libertà. È il capogruppo alla Camera Gennaro Migliore, su Twitter, a lanciare l’appello: «Claudio Fava è il candidato più adatto alla presidenza della commissione Antimafia. No a tatticismi e obblighi di maggioranza. Fava è competente e autorevole». Ora qualcuno potrebbe obiettare che due voti sono pochini per pretendere la presidenza di una commissione. Ma in fondo Sel, con solo 37 deputati, ha già conquistato lo scranno più alto di Montecitorio. Nulla vieta, quindi, che nel perdurare dello stallo possa spuntarla il «terzo incomodo» Fava. Così come non è escluso che Bindi, come già accaduto a Franco Marini e Romano Prodi nella corsa verso il Quirinale, possa essere «abbattuta» dal fuoco amico. Certo, i renziani non nascondono che Rosy presidente sarebbe un bel regalo per aggiungere un po’ sprint alla campagna del sindaco che potrebbe rispolverare il cavallo di battaglia della rottamazione. I Democratici, in ogni caso, stanno già lavorando sulle «carte di riserva». I nomi che circolano sono quelli della giovanissima Pina Picierno e di Laura Garavini, già capogruppo Pd in commissione Antimafia nella scorsa legislatura. Nel 2007, dopo la strage di Duisburg, insieme fondò l’iniziativa «Mafia? No grazie!». Ora potrebbe lanciare «Bindi? No grazie!».
A volte ritornano: Bindi per l’Antimafia
Rosy in pole per la presidenza dell’organismo Ma potrebbe finire vittima del «fuoco amico»
