Politica

Troppi scivoloni e Beppe prova a recuperare

Non sono giorni facili per Beppe Grillo. Prima la sconfessione pubblica dei senatori del MoVimento che avevano presentato un emendamento per cancellare il reato di clandestinità. Poi la lite con i...

Non sono giorni facili per Beppe Grillo. Prima la sconfessione pubblica dei senatori del MoVimento che avevano presentato un emendamento per cancellare il reato di clandestinità. Poi la lite con i «falsi amici» del Fatto Quotidiano . Lite che ieri è proseguita con la risposta del vicedirettore Marco Travaglio e del direttore del sito internet Peter Gomez. «La tesi forte del post pubblicato sul blog di Grillo - ha scritto Gomez - è tutta racchiusa nel titolo: I falsi amici . Ed è una tesi che non ci piace. Non perché da quelle parti c’è qualcuno (una piccola minoranza almeno a giudicare dai commenti) che ci considera falsi. Ma perché ancora una volta siamo costretti a constatare come in Italia, tra chi fa politica, resti molto popolare l’idea che l’esistenza di una stampa amica sia un fatto normale. Bene: qui al ilfattoquotidiano.it la pensiamo esattamente al contrario. Proprio come insegnò molti anni fa il creatore di Panorama Lamberto Sechi crediamo che "i giornalisti hanno amici, ma i giornali no". Che le notizie non vanno scelte guardando chi favoriscono o chi danneggiano. Ma che, se sono notizie, vanno sempre e solo pubblicate». «È la tipica abitudine partitocratica - ha rincarato Travaglio - di classificare i giornali non per quello che scrivono, ma per il loro grado di "amicizia" a questa o quella forza politica. Quindi confermiamo: noi non siamo "amici" né veri né falsi di nessuno: quando qualcuno sostiene le nostre battaglie, lo sosteniamo; quando qualcuno fa e dice cazzate, lo combattiamo». Insomma, Grillo è avvisato. Anche se già sabato a corredo del post «anti-Fatto» erano molti i commenti di simpatizzanti critici e arrabbiati per quella presa di posizione. Forse per questo ieri il comico ha deciso di correre ai ripari con un post «strappa applausi». Uno di quelli che, normalmente, viene accompagnato da frasi tipo: per fortuna che c’è Beppe che difende il popolo. Già il titolo è un evidente tentativo di riconquistare i cuori dei delusi: I diritti della maggioranza . «È giusto occuparsi dei diritti delle minoranze - scrive -, ma chi si occupa dei diritti della maggioranza? L’agenda politica è fitta come le maglie di un pescatore di gamberettti di interpellanze e leggi a favore delle minoranze, giustamente. Nulla da eccepire. La maggioranza del Paese è però assente da qualunque provvedimento che non sia castratorio, da ogni discussione, trattata come un intruso». Certo, messa così, la frase potrebbe sembrare un ulteriore passo falso. Uno schiaffo a chi, tra i grillini, si batte per i diritti delle «minoranze» (gay, immigrati ecc.). Ma Beppe ha in mente un campo più ampio: «I diritti delle famiglie, delle piccole medie imprese, degli studenti, di quelli che una volta si chiamavano, con una certa fierezza, "lavoratori", ridotti a precari e nuovi emigranti, non hanno voce. La maggioranza ha oggi meno rilievo delle minoranze spesso strumentalizzate per nascondere i problemi del Paese. L’opinione pubblica è trattata come un paria, come un minus habens da educare. È il salvadanaio del Potere senza avere alcun potere». Basterà per recuperare?

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