Politica

«Torniamo a parlare al Paese con le primarie»

Saltamartini a Il Tempo: partecipazione popolare per un centrodestra moderno ed europeo

C aro Direttore, il dibattito interno al PdL, aperto a seguito del voto di fiducia al Governo, non deve spaventare perché costituisce una opportunità. Infatti se il confronto avviato é sinceramente teso a rafforzare il nostro progetto politico, esso può contribuire alla costruzione di un grande partito di centrodestra, riformista, popolare, europeo, nettamente alternativo alla sinistra, dove sia garantita la partecipazione alle scelte e alla selezione della classe dirigente con lo strumento delle primarie, così come indicato dallo stesso Segretario Alfano. Su questo obiettivo oggi non ci si può dividere, né promuovere «conte» o raffiche di comunicati tesi più a far emergere posizioni personalistiche che politiche. Occorre, invece lavorare per l’unità e per avere un partito che lealmente, attorno al Presidente Berlusconi, possa essere sempre più forte e radicato nel territorio e dunque in grado di poter parlare alla parte viva e produttiva dell’Italia, rappresentando con fatti compiuti i 10 milioni di italiani che ci hanno votato. In tal senso ritengo che, grazie al lavoro di tutti i parlamentari e della nostra delegazione al Governo, già alcuni risultati siano stati raggiunti e i cittadini saranno soddisfatti nel sapere che l’Imu sulla prima casa non si pagherà, che sono stati sbloccati i fondi per sanare i debiti che la Pubblica amministrazione ha con le imprese, che nella legge di stabilità stiamo lavorando per recuperare l’aumento dell’Iva e che non aboliremo la Bossi/Fini sull’onda dell’emergenza immigrazione. Senza dimenticare la tenacia con cui si é affrontato il problema di Alitalia per evitarne il fallimento e il drammatico impatto occupazionale che ne sarebbe derivato soprattutto nel Lazio. Fatti che, come dimostrano i sondaggi delle ultime ore, ci premiano confermando la bontà della scelta fatta da Berlusconi con il voto di fiducia dello scorso 2 ottobre. Ma il lavoro non è terminato. Si deve completare la riforma del fisco; lavorare a quella della giustizia, ormai non più rinviabile; e in ultimo a quella istituzionale ed elettorale. Per questo occorre un partito forte, che non si divida sulle poltrone, che non metta in discussione ogni minuto la linea politica indicata dal nostro Presidente con il voto di fiducia. Ora più che mai occorre serrare le fila, evitare faide interne, che rischiano di rafforzare solo i nostri avversari politici. Perché solo con un partito realmente coeso, e quindi forte, possiamo fronteggiare l’aggressione della sinistra che punta a scardinare con ogni mezzo il nostro partito attraverso un attacco violentissimo quanto ingiusto che punta ad eliminare il nostro leader dalla scena politica. Infatti, solo un partito unito può sostenere la battaglia di Silvio Berlusconi. Per questo è intempestiva la discussione sollevata da alcuni su organigrammi o azzeramenti mentre mi sembra molto più di buon senso lavorare per realizzare anche al nostro interno quella sintesi che il Presidente Berlusconi e il Segretario Alfano hanno trovato per il bene del partito, della nostra amata Italia e per tornare a vincere.

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