Politica

«È da codardi danzare su un cadavere»

Mario Cervi, storico e giornalista, non ne fa una questione etica ma di eleganza. «Questo accanimento sul cadavere di un centenario che ha sì partecipato a una strage, ma per fatti che risalgono a...

Mario Cervi, storico e giornalista, non ne fa una questione etica ma di eleganza. «Questo accanimento sul cadavere di un centenario che ha sì partecipato a una strage, ma per fatti che risalgono a 70 anni fa, è incomprensibile. Non dico un minimo di pietà, perché sono tanti quelli che dicono nessuna pietà per Erich Priebke. Ma almeno un po’ di eleganza sarebbe opportuna». Quindi per lei il funerale si deve fare? «Che senso ha danzare su un cadavere e negargli le onoranze funebri? Ceffi spaventosi e criminali di ogni tipo hanno avuto funerali, anche solenni. Qui c’è la questione del reato contro l’umanità. Ma mi chiedo, è più feroce il reato di chi in uno Stato democratico decide di abbattere degli innocenti, o di chi, in tempo di guerra esegue degli ordini, seppur terribili?» A chi si riferisce? «Ai terroristi rossi e neri, ad esempio. Hanno liberamente deciso di uccidere per obiettivi ideologici. Tanti sono ancora liberi, e quelli morti spesso sono stati sepolti e celebrati nella loro città senza che nessuno dicesse niente». Non crede che le proteste della Comunità ebraica e dell’Anpi vadano ascoltate? «Capisco le loro ragioni. Comprendo meno altre posizioni, soprattutto alla luce di alcuni passaggi della biografia di Priebke». Ad esempio? «Quando Herbert Kappler fu condannato per aver ordinato l’eccidio delle Fosse Ardeatine tutti i suoi sottoposti furono assolti. In quei giorni Priebke era in fuga verso l’Argentina, ma se fosse stato presente sarebbe stato assolto anche lui. Portato in Italia, al termine del primo processo del 1996 il Tribunale militare dispose il rilascio ma dopo l’assedio nei confronti dei giudici l’allora ministro Flick intervenne. Non per difenderli, ma per impedire il rilascio con il pretesto della fantomatica richiesta di estradizione della Germania». Quindi? «Ebbene, ad attaccare i giudici allora c’erano le stesse parti politiche che oggi ripetono che le sentenze vanno rispettate. Certo, il fatto che Priebke non si sia mai pentito non favorisce sentimenti d’indulgenza. Ma tutta la vicenda ha avuto uno svolgimento strano, a partire dal fatto che questo è un Paese che non ha mai processato i suoi criminali di guerra. E che dimostra uno zelo da vincitori nei confronti di quello che era un nostro alleato. Tutto questo è un po’ codardo».

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