CATANIA Centinaia di immigrati scappano dal centro di accoglienza di Catania. In tanti avrebbero già preso il treno per il Nord Europa. Alloggiavano al Palaspedini, l'impianto sportivo del quartiere Cibali, adibito, proprio, a centro di accoglienza per immigrati. Sarebbero tutti siriani, gli evasi. Erano stati recuperati sei giorni fa, a 60 miglia dalle coste siracusane, da un mercantile battente bandiera panamense, il «Begonia G.». Tra loro anche 63 donne e 79 minorenni. Ieri, verso le 13.30 sono usciti dalla struttura dopo avere scavalcato i cancelli e saltato le finestre. In strada hanno chiesto ai passanti indicazioni per potere raggiungere la stazione ferroviaria. Per molti, l’obiettivo, probabilmente, è quello di raggiungere paesi del Nord Europa, in particolare la Germania. Per altri, invece, la Svezia, come spiega uno di loro. «In Svezia abbiamo parenti e amici che ci stanno aspettando. Io, per esempio, ho mio cugino che fa il cuoco lì e mi aiuterà a trovare un posto di lavoro. Nessuno di noi voleva fermarsi qui e quindi oggi (ieri, ndr) abbiamo protestato e siamo scappati». Il controllo nei centri di prima accoglienza in Sicilia rischia di sfuggire di mano. La tensione è alta. Molti in queste settimane hanno dormito sotto la pioggia e a l’addiaccio. E non solo al centro di accoglienza di Lampedusa, dove da più di dieci giorni, oltre 200 siriani, eritrei, somali e tunisini dormono senza un tetto. Ma anche nel centro di Porto Empedocle dove i posti letto sono circa 80 contro gli attuali 200 ospiti. Il triste e drammatico scenario, purtroppo, non è nuovo. A nessuno. Ma finora, all’orizzonte nessun spiraglio di cambiamento si intravede. Non cambia molto lo scenario negli altri centri della Sicilia, come quello di Salina Grande, di Milo a Trapani e di Mineo (Catania). Proprio in ques’ultimo centro di accoglienza, che ricordiamo ospita circa 4 mila immigrati, ovvero meno di 500 persone rispetto alla popolazione della cittadina ai piedi dell'Etna, nei giorni scorsi era scoppiata una protesta. Un centinaio di somali, da mesi ospiti del centro accoglienza richiedenti asilo, avevano occupato, bloccando il traffico, la statale Catania-Gela, davanti alla sede del Cara (nome del centro). Alcuni di loro si erano sdraiati sull’asfalto, altri avevano messo dei sassi sulla carreggiata. Due i motivi delle proteste: c’è chi aveva contestato la mancata concessione del permesso di soggiorno dopo mesi dalla richiesta, e chi l’aveva avuto, invece, chiedeva di ottenere i 500 euro previsti per partire. La tensione rimane alta.
Centinaia di immigrati fuggiti dal centro di accoglienza
CATANIA Centinaia di immigrati scappano dal centro di accoglienza di Catania. In tanti avrebbero già preso il treno per il Nord Europa. Alloggiavano al Palaspedini, l'impianto sportivo del quartiere...
