Politica

A Priebke esequie negate anche in strada

Marino vieta il suolo pubblico. Il legale dell’ex Ss: pronti a cerimonia all’aperto In molti offrono la tomba di famiglia. Ma spunta il cimitero tedesco di Pomezia

Spazi pubblici della Capitale vietati per la salma di Erich Priebke. Non scende a patti, neanche religiosi, il sindaco di Roma, Ignazio Marino che ha replicato in un lampo alle parole dell’avvocato dell’ex capitano delle Ss responsabile dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, Paolo Giachini: «Siamo pronti a svolgere i funerali in strada se il Vicariato dovesse arrivare a vietare la chiesa». Non ci sta il primo cittadino che avverte: «In relazione alle ipotesi fatte in queste ore circa la possibilità che le esequie di Erich Priebke possano essere celebrate in spazi pubblici cittadini nel Comune di Roma, in accordo con il Prefetto della Capitale, Giuseppe Pecoraro - ha riferito Marino in una nota - posso affermare con chiarezza che saranno negati l’utilizzo e l’occupazione di qualunque spazio pubblico». Una provocazione da parte del legale del centenario morto tre giorni fa a Roma, dove stava scontando l’ergastolo agli arresti domiciliari. Il Vicariato infatti è entrato nella vicenda soltanto precisando che «non vi era stata alcuna richiesta di funerali in chiesa». Da qui l’equivoco, forse strumentale, sul divieto di celebrare esequie funebri. Un "diritto" tuttavia concesso senza se e senza ma, e non solo dal cattolicesimo. Un equivoco che rischia di diventare un caso religioso. «Disponibile a celebrare le esequie di mio fratello Priebke - dice Aniello D’Angelo, ex diacono nella frazione di Palinuro del Comune di Centola (Salerno) e fondatore della Chiesa Cristiana Ecumenica, Cattolica, Apostolica - di fronte alla morte di una persona nesuno dovrebbe erigersi a "giudice"; a maggior ragione chi predica amore e misericordia, nel nome di Dio. Comprendo il rischio che la gerarchia cattolica corre, di fronte alla comunità ebraica ed al mondo politico, ma credo che una tale decisione (regolata da un codice umano) denoti una grande contraddizione di fondo, rispetto all’insegnamento di Gesù Cristo - prosegue - di cui ci si vanta di essere rappresentanti in terra; nessuno può conoscere il "misterioso" dialogo interiore, fra l’uomo e Dio e nessuno può giudicare o misurare la misericordia di Dio - aggiunge - siamo tutti peccatori e commettiamo ogni giorno crimini che possono uccidere molte più persone di un Priebke qualsiasi. Per tali ragioni, pubblicamente, mi rendo disponibile a celebrare le esequie del mio fratello Erich Priebke». Se sui funerali, una soluzione, comunque si troverà, ad infittirsi di mistero è invece il luogo della sepoltura, per la qaule peraltro ci sarebbero diverse offerte di tombe di famiglia. Dopo il diniego dell’Argentina, dove Priebke è vissuto fino al 1995 e dove vi è la tomba della moglie, anche il sindaco di Roma ha definito «inaccettabili sia i funerali pubblici sia la sepoltura nel territorio comunale». Il presidente della Comunità ebraica, Riccardo Pacifici vede solo una soluzione: che venga seppellito in Germania. «La logica impone che torni nel Paese dove è nato, che torni in Germania e sia sepolto nella sua città natale», cioè a Hennigsdorf, una cittadina di circa 25mila abitanti nello stato orientale tedesco del Brandeburgo. La Germania tuttavia potrebbe rilanciare sul cimitero militare germanico di Pomezia che ospita 27.443 caduti di guerra tedeschi nel territorio italiano. Il cimitero è stato realizzato da un ente privato ed è sovvenzionato dallo Stato tedesco. Difficile, nel caso, negare anche questo.

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