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Voltare pagina Pietà cristiana per un morto

di Gian Marco ChiocciPietà e perdono per il peccatore Erich Priebke, espropriato del diritto alle esequie e al rettangolo di terra in cui riposare. Qui non interessa imbastire un processo al...

Pietà e perdono per il peccatore Erich Priebke, espropriato del diritto alle esequie e al rettangolo di terra in cui riposare. Qui non interessa imbastire un processo al Vicariato di Roma per decisioni incomprensibili a noi cristiani. Non ci affascina l’abbraccio alle polemiche sulle contraddizioni da collaborazionismo (dalla firma sul concordato del ’33 ai silenzi di Pio XII sul nazismo). E nemmeno ci appassiona la querelle sulla Chiesa che anni fa acconsentì ai funerali del boss della Magliana De Pedis con tumulazione nella Basilica di Sant’Apollinare, mentre oggi all’ex capitano delle SS vieta cerimonie funebri e sepolture dentro il raccordo. Fatti gli opportuni distinguo e ricordando ancora una volta le responsabilità dell’ufficiale per le Ardeatine, ci preme ricordare la formula universale del parce sepulto (perdona i morti). Perché di fronte al trapasso tutti dovrebbero tacere. Perché ballare sul cadavere del nemico è da vili. Perché la Misericordia non è un’istituzione toscana che s’occupa di ambulanze: è compassione, comprensione, perdono. E di misericordia, ieri, non ce n’era. Quando il tutore di Priebke ha annunciato funerali ci sono state precisazioni e smentite da diritto canonico e opportunismo politico, fra questura e prefettura fino ai partigiani. Poi è arrivato il sindaco Marino che ha urlato una cosa che s’è poi rimangiata: «Impedirò con ogni azione la sepoltura di Priebke» anche se «la normativa vigente, purtroppo, al momento non consente al Comune di Roma di rifiutare la sepoltura di chi muore nel suo territorio». E allora un po’ di coraggio. Bruciate i resti, mandate la bara al rogo. Suggeriamo Campo de’ Fiori, sotto la statua di Giordano Bruno.

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