Nuove fibrillazioni all’orizzonte per il governo delle larghe intese. Stavolta l’«alfetta» (copyright Marco Travaglio) rischia di scontrarsi con la Bossi-Fini. Con mille premesse, il premier Enrico Letta si dice favorevole alla sua abolizione. Il vicepremier Angelino Alfano, invece, aveva bocciato l’ipotesi alcune ore prima definendola «demagogia». A metterci il carico da undici il ministro per l’Integrazione, Cècile Kyenge, che non ha escluso che la cancellazione della legge che ha introdotto il reato di immigrazione clandestina possa essere approvata da una maggioranza alternativa, cioè Pd-Sel e MoVimento 5 Stelle. Sono stati proprio due senatori pentastellati a presentare pochi giorni fa l’emendamento per dire addio alla Bossi-Fini. Il premier Letta ha chiarito la sua posizione a Venezia, rispondendo al direttore Ezio Mauro a «La Repubblica delle idee»: «L’uomo Letta abolirebbe la Bossi-Fini?», gli ha chiesto Mauro. «Anche il politico Letta», è stata la sua risposta. Al giornalista che gli ha fatto notare come per il vicepremier Alfano la Bossi-Fini non fosse da toccare, Letta ha replicato: «Siamo una grande coalizione, ce ne sono parecchi di punti di contraddizione». In generale quello dell’immigrazione «non è più un tema da serie C: è un tema fondamentale e non per farci le campagne elettorali, come hanno fatto partiti che sulla base della paura del diverso hanno preso tanti voti», ha aggiunto Letta lanciando una stoccata alla Lega Nord. Il premier ha anche suonato la sveglia. Il Consiglio europeo del 24-25 ottobre, su richiesta di Italia e Francia, discuterà di immigrazione. «Il dramma del Mediterraneo, il dramma di Lampedusa sono la dimostrazione che esiste un problema che ci riguarda tutti», ha detto. Per Letta quella che stiamo affrontando è «un’emergenza a minuti», che ha bisogno da subito di soluzioni, e che «non può aspettare aprile o marzo. Noi non siamo quelli che scaricano sull’Europa la colpa, ma facciamo subito la nostra parte», ha aggiunto, sottolineando che «bisogna mettere in campo scelte per evitare che il Mediteranneo sia un mare di morte. C’è bisogno di Frontex, di Eurosur, di ridiscutere il regolamento di Dublino», ha spiegato Letta. «Noi - ha rivendicato - non facciamo missioni militari unillaterali per andare a bombardare, le facciamo umanitarie ed è una delle caratteristiche del nostro Paese di cui andare fieri». Per questo, ha annunciato Letta, «da lunedì metteremo in campo una missione militare umanitaria italiana. Sarà una missione navale e aerea», che avrà l’obiettivo di «rendere il Mediterraneo più sicuro possibile nella parte in cui in questi giorni è diventato una tomba». Il vicepremier Alfano, invece, ha bocciato l’idea di abolire la Bossi-Fini: «È una declamazione demagogica». Poi ha aggiunto: «Non è che se si abolisce la Bossi-Fini si risolve il problema dei morti in mare. Non è che smettono di imbarcarsi e di morire in mare. È una demagogia». Ci ha pensato Umberto Bossi, a Torino per la manifestazione della Lega a favore della legge, a dare manforte: «Sulla Bossi-Fini sono abbastanza tranquillo: ho parlato con Alfano e mi ha detto che la legge non si tocca. Ho la coscienza a posto, ho fatto la legge con equilibrio e serenità». Sulla stessa linea l’ex ministro Roberto Calderoli: «La Bossi-Fini è assolutamente attuale e va applicata». Sull’opportunità poi di fare ieri la manifestazione dopo i tragici fatti di Lampedusa, Calderoli ha risposto: «La manifestazione è fatta nei tempi giusti. Bisogna fare arrivare il messaggio di non partire».
La Bossi-Fini spacca il governo
Scontro tra premier e vice sull’immigrazione. Letta: giusto abrogare la legge Alfano: solo demagogia, così non si risolve il problema dei morti in mare
