Politica

Fisco esoso, ecco le terribili 100 tasse

La Cgia fa l’elenco delle imposte. Le prime dieci valgono 58,8 miliardi Irpef e Iva sono le più pesanti e danno il 54% del gettito totale

Dopo l’allarme del direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera sull’eccessiva pressione fiscale, ecco che la Cgia di Mestre ha stilato un elenco delle tasse che pesano come macigni sui contribuenti. Sono circa un centinaio di voci tra addizionali, imposte, ritenute, tasse e tributi. Nonostante il nostro sistema tributario sia così frammentato, il gettito è invece molto concentrato: gli incassi assicurati dalle prime dieci imposte valgono da soli ben 413,3 miliardi di euro. L'incidenza percentuale del gettito prodotto da queste prime dieci voci rappresenta l’87,5% del totale delle entrate tributarie pari ad oltre 472 miliardi. Le imposte che pesano maggiormente sulle tasche dei cittadini italiani sono principalmente due: l'Irpef (imposta sui redditi delle persone fisiche) e l'Iva. La prima garantisce un gettito nelle casse dello Stato che sfiora i 164 miliardi di euro all'anno, la seconda poco più di 93 miliardi. Messe assieme queste due imposte incidono per oltre il 54% sul totale delle entrate tributarie. Al terzo e al quarto posto per gettito, si collocano le imposte sulle aziende che hanno il loro bel fardello fiscale. Sui bilanci delle società si fanno sentire l’Irap (Imposta regionale sulle attività produttive), che assicura 33,2 miliardi di gettito all'anno, e l'Ires (Imposta sul reddito delle società), che consente all'erario di incassare 32,9 miliardi. Conti alla mano, il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, spiega che quest’anno ciascun italiano pagherà mediamente 11.800 euro di imposte, tra tasse e contributi previdenziali. «E in questo conto sono compresi tutti i cittadini, anche i bambini e gli ultra centenari». Al quinto posto della classifica stilata dalla Cgia, troviamo l’imposta sugli oli minerali e derivati che dà circa 28 miliardi di gettito. Segue l’Imu che nel 2012 ha garantito un gettito pari a 23,6 miliardi, il 5% del totale. A fronte dell’elevato peso fiscale non ci sono servizi adeguati. «Spesso - dice Bortolussi - nel momento del bisogno, il cittadino è costretto a rivolgersi al privato, anzichè utilizzare il servizio pubblico. Questa situazione si traduce in un concetto molto semplice: siamo costretti a pagare due volte lo stesso servizio». Gli esempi sono numerosi. Si va dalla necessità di recapitare in tempi ragionevoli un pacco, al bisogno di un esame medico o a di una visita specialistica, o di spostarci. Per non parlare di quando vorremmo che la giustizia facesse il suo corso velocemente. L’imposta più curiosa è sicuramente quella applicata dalle Regioni sulle emissioni sonore degli aeromobili, quella più odiata dagli italiani è, molto probabilmente, l’Imu. La Cgia poi fa notare che la situazione è la stessa di venticinque anni fa quando fu pubblicato un libro di Tremonti e Vitaletti dal titolo «Le cento tasse degli italiani». Da allora il numero delle imposte è rimasto lo stesso ma la pressione tributaria (data dal rapporto tra le imposte, le tasse e i tributi versati sul Pil) è aumentata di 9 punti. Se nel 1986 era pari al 21,3%, quest’anno dovrebbe attestarsi al 30,3%.

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