Politica

Si chiedeva: come potevo rifiutarmi?

di Giosuè Bruno Naso*Oltre otto lustri di attività professionale in materia penale con la partecipazione a numerosi processi di rilievo mi hanno offerto l'opportunità di conoscere persone che in...

O ltre otto lustri di attività professionale in materia penale con la partecipazione a numerosi processi di rilievo mi hanno offerto l'opportunità di conoscere persone che in qualche modo hanno fatto la storia di questo Paese, e dicendo la storia non mi riferisco esclusivamente a quella criminale. Erich Priebke non può non essere annoverato tra costoro non solo per l'enormità della vicenda nella quale rimase coinvolto ma anche per il modo con il quale ha affrontato la situazione in ossequio ad un dato caratteriale tetragono ad ogni forma di mediazione e aggiustamento postumo che gli ha peraltro impedito di dare ad essa una soluzione se non proprio indolore certamente più favorevole e meno penalizzante. Se Priebke avesse, anche ipocritamente, fatto atto di pubblica contrizione per le sconvolgenti vicende delle quali è stato protagonista, probabilmente al suo processo non si sarebbe conferita quella valenza ideologica e quasi etica che i media, ma non solo essi purtroppo, gli hanno attribuito. Ma Priebke riteneva che i fatti delle Fosse Ardeatine dovessero essere inquadrati nel contesto drammatico di una guerra mondiale, nel corso della quale e per la quale si era determinato un generalizzato sconvolgimento dei valori di umanità e giustizia, che travalicava la volontà dei singoli, utilizzati come inermi pedine di uno scacchiere privo di confini, e destinati a realizzare disegni e programmi che sfuggivano alle individuali determinazioni. Egli si domandava spesso come mai avrebbe potuto sottrarsi all'esecuzione degli ordini che aveva ricevuto e che aveva visto eseguire in altre occasioni da altri commilitoni del proprio esercito e di quelli nemici, se non con il suo personale e tranciante sacrificio. E per il suo rigido schematismo caratteriale la constatazione bastava ad acquietare i sentimenti di rimorso e di dolore che albergavano nel suo animo ancorchè non ne facesse professione pubblica ed ostentata. La preoccupazione era quella di non essere e non apparire ipocritamente teso ad allontanare da sé il peso della responsabilità di quanto la sorte gli aveva riservato.

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