Ora è contrario all’amnistia. Tanto da accusare il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di voler offrire un salvacondotto a Berlusconi. Ma pochi anni fa, Beppe Grillo era favorevole al provvedimento. Era l’11 dicembre 2005 quando il comico genovese sottoscriveva l’appello lanciato dal leader radicale Marco Pannella e aderiva alla marcia di Natale. In un’intervista a Radio Radicale, Grillo spiegava i motivi. Ricordava di aver visitato alcune carceri. Nominava il penitenziario di Cuneo e raccontava: «Siamo nella fantascienza, 4-10 persone in una cella dove ce ne starebbero due». Aggiungeva: «Nel carcere la realtà che viene all’occhio è che l’80-90 per cento sono occhi bianchi che ti guardano così, che non parlano l’italiano, che sono accusati di piccoli reati, che non hanno l’avvocato». Riportava anche il dialogo avuto con il direttore del carcere di Cuneo: «Gli ho detto "Ma perché non gli fate fare un piccolo corso con un computer in modo che poi possono trovarsi un lavoro? Mi ha guardato sbigottito: "Ci vorrebbero delle direttive..." mi ha detto. Certo se le direttive le fa il ministro Castelli, allora faccia un corso di falegnameria». In quell’occasione Grillo si soffermò parecchio sulla situazione carceraria. Fece l’esempio della Finlandia: «Ci sono 2.500 persone in galera e 4.500 in lista d’attesa, stanno fuori, sono state condannate in via definitva, quando si liberano i posti entrano. Lì si è deciso che deve esserci una sola persona a cella». Parlò anche degli Stati Uniti, della privatizzazione delle carceri. Anche allora non lesinava critiche al centrosinistra. «Perché è così timido e titubante a riconoscere il problema delle carceri tanto che non si riesce mai a organizzare un’iniziativa di massa?», gli chiedeva il giornalista di Radio Radicale. Grillo non aveva dubbi: «Il centrosinistra non risconosce più nulla, ha reazioni che non sono più di sinistra, la politica è morta». Ribadiva alcuni concetti che poi svilupperà, con Gianroberto Casaleggio, negli anni successivi (il MoVimento 5 Stelle è nato nel 2009): «La democrazia non si attua così, la democrazia dal basso non si fa più con la Sinistra». Si soffermava sulla potenza della Rete, «che toglie ogni mediazione», bocciava la Tav, soprattutto la mancanza di confronto con gli abitanti della Val di Susa, poi sulla grazia a Sofri diceva: «Un atto caritatevole per Sofri ci starebbe benissimo ma se tutto dipende dal ministro Castelli diventa vago». Condannava la pena di morte degli Stati Uniti e richiamava anche l’Iran: «Ma dov’è la civiltà?». Sono passati quasi 8 anni e Beppe Grillo si scaglia contro l’amnistia. Come tutto il MoVimento 5 Stelle. Il provvedimento, ha scritto pochi giorni fa sul blog, «non risolve nulla perché la maggior parte di chi verrà scarcerato in pochi mesi tornerà in galera, ruberà ancora, minaccerà ancora, si macchierà degli stessi reati. E il richiamo per i delinquenti degli altri Paesi diventerà una sirena irresistibile: "In Italia si può fare ciò che si vuole: passaparola!"». Il comico ha ricordato l’impegno del MoVimento sulle carceri (a luglio scorso i parlamentari 5 Stelle hanno presentato un piano che prevede di recuperare posti ristrutturando i vecchi istituti e ricorrendo ad altri provvedimenti), poi ha attaccato Napolitano: «Lei sa meglio di chiunque che l’amnistia e l’indulto non risolvono il problema delle carceri e aggraveranno i conflitti sociali come è successo con l’indulto del 2006 del mancato carcerato Mastella. Perché lo fa allora, signor Presidente?». Dal canto loro i parlamentari 5 Stelle hanno rivolto a Napolitano quattro domande: «Perché l’indulto proprio ora? Perché non una parola per evitare indulto e amnistia sui reati che riguardano i politici? Perché se è contro l’emergenza carceri, in questi anni ha firmato leggi che hanno riempito gli istituti penitenziari di detenuti? Perché ha dichiarato che il Movimento 5 Stelle non si occupa dei problemi della gente?». Il comico ha avuto parole nette anche sull’abolizione del reato di immigrazione clandestina. Grillo ha bocciato l’iniziativa dei «suoi» senatori di presentare in commissione Giustizia un emendamento, approvato con i voti di Pd e Sel. «La loro posizione è del tutto personale - ha scritto Beppe - Non è stata discussa in assemblea con gli altri senatori del M5S, non faceva parte del Programma votato da otto milioni e mezzo di elettori, non è mai stata sottoposta ad alcuna verifica formale all’interno. Non siamo d’accordo sia nel metodo che nel merito. Nel metodo perché un portavoce non può arrogarsi una decisione così importante su un problema molto sentito a livello sociale senza consultarsi con nessuno». Ancora: «Nel merito questo emendamento è un invito agli emigranti dell’Africa e del Medio Oriente a imbarcarsi per l’Italia». La prossima settimana in una riunione i parlamentari 5 Stelle tenteranno di trovare l’intesa con Grillo e Casaleggio.
Grillo smemorato. Voleva l’amnistia
Nel 2005 condivise l’appello dei radicali. Diceva: «È fantascienza: anche dieci persone in celle per due». Adesso accusa Napolitano
