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Problemi infrastrutturali e sicurezza Bene pubblico sì, ma no agli sprechi

n Italia aumenta la sete di acqua e non perché non ce ne sia, ma perché nel «viaggio» dalle fonti alle case, alle fabbriche e ai laboratori, se ne perde circa un terzo. Le reti di distribuzione sono...

n Italia aumenta la sete di acqua e non perché non ce ne sia, ma perché nel «viaggio» dalle fonti alle case, alle fabbriche e ai laboratori, se ne perde circa un terzo. Le reti di distribuzione sono un colabrodo soprattutto al Sud dove sparisce anche il 50 per cento dell’acqua. A sottolinearlo in apertura del Festival dell’Acqua è stato Claudio De Vincenti, sottosegretario allo Sviluppo Economico: «Dissetare il Mezzogiorno è parte integrante di un nuovo modello di crescita che dobbiamo riuscire ad innescare. Lo sviluppo economico del Mezzogiorno passa per il recupero del gap infrastrutturale rispetto al Nord e rispetto ad altri partner dell’Unione Europea. La situazione del Sud è ancora lontana da quella del Centro e del Nord: le procedure di infrazione sulla depurazione si concentrano nel Mezzogiorno (206 su 229). Nel Sud ci sono anche alte percentuali di aree senza depurazione». Preziosi diventano esempi virtuosi come quello di Acea ATO2 che si avvale di controlli anche «non tradizionali» attualmente in fase di sperimentazione, come il monitoraggio satellitare: il programma permette di riconoscere e classificare i cambiamenti nel territorio, capirne la natura e agire di conseguenza. Un investimento importante, opposto al sintomo negativo registrato in Italia dove l’impiego di risorse nella gestione delle acque è fra i più bassi a livello europeo. Come sottolineato al Festival da Alessandro Ramazzotti, presidente della Cap Holding, a due anni dal referendum sul servizio idrico del 2011, «il 15% della popolazione italiana non è ancora collegata alle reti fognarie, il 30% non ha servizi di depurazione. La gestione dell’acqua in Italia è prevalentemente pubblica: è cosa giusta e sacrosanta, ma il settore pubblico deve anche meritarla. Con queste carenze nel sistema fognario e nei servizi di depurazione, è forse necessario incentivare interventi privati». Calo drastico della spesa pubblica, come evidenziato nella ricerca del Srm, il centro studi di ricerche per il Mezzogiorno. «Da un decennio - ha detto Alessandro Panaro di Srm - gli investimenti infrastrutturali nel nostro Paese sono calati del 70%, la spesa pubblica sulle risorse idriche è calata del 30 %. O si favorisce l’intervento dei privati, in gestione congiunta con il pubblico, oppure attraverso affidamenti come previsto dalla normativa. In alternativa, incidere sulla normativa per prevedere una pianificazione infrastrutturale anche sfruttando i fondi europei, spesso fermi o inutilizzati per problemi burocratici».

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