Politica

Il metodo Marino non guarisce Roma

Tra gaffe ed errori si fa incerta la pedalata del medico diventato sindaco Con il pasticcio della Municipale lo mollano anche il Pd e la stampa amica

C hi mal comincia (nel proverbio sarebbe «Chi ben..» ma non è questo il caso) è a metà dell’opera. E Ignazio Marino, sindaco di centrosinistra di Roma, aveva iniziato stentando - addirittura da gaffeur calcistico - da subito, addirittura in campagna elettorale. Ai microfoni di Radio Capital, era l’inizio di giugno di quest’anno, alla domanda trabocchetto «Klose resta alla Roma?», il futuro sindaco l’aveva buttata su un rassicurante «non leggo il futuro e non ho una competenza tecnica per dare consigli di questo tipo». Rassicurante si fa per dire visto che di rimbalzo i conduttori radiofonici gli avevano subito rammentato che quel Klose non giocava mica nella Roma bensì nella Lazio. Hai detto scansati! Si sa, infatti, quanto pesi lo sport nella Capitale e in Italia, dove le passioni - politiche, sportive, umane - non sono mai a comparti stagni, vivaddio. Lo sport, appunto, come la bicicletta vero simbolo-icona mediatica del marinismo da sindaco di Roma. Cantavano ironici anni fa Francesco Baccini e Paolo Belli sul mito delle due ruote «e con la bici fuggiamo e chi lo sa/si parte sul serio dai/partiamo alla grande, partiamo da star». Per Marino non è andata proprio così, comunque star no di certo. Tanto che pure La Repubblica - sì, l’originale, quella fondata da Eugenio Scalfari - feroce critica dell’era Gianni Alemanno a Roma, ieri ha parlato di flop di Ignazio Marino. L’ultimo inciampo per il sindaco, ma solo in ordine di tempo, è stata la vicenda del nuovo capo dei vigili. Con le dimissioni in luglio di Carlo Buttarelli, dopo uno scontro sull’abusivismo, a ottobre Marino ha nominato a capo dei vigili Oreste Liporace, colonnello dei carabinieri. Si parte con la presentazione ma tac, poco dopo, la nomina viene congelata perché al prescelto, che pure possiede tre lauree, mancano 5 anni di esperienza dirigenziale, requisito richiesto per diventare capo dei vigili. Morale: Liporace si ritira mentre Ignazio Marino resta. E insiste nella sua volontà di nominare un comandante esterno al corpo dei vigili, con evidenti malumori tra gli stessi vigili. Napoleone Bonaparte, che però era già stato l’Imperatore Napoleone e aveva conquistato mezza Europa, liberatosi dall’esilio dell’Elba ebbe i suoi 100 giorni e poi stop. Marino, da quando è stato eletto, è già arrivato ai 120 ma Roma non l’ha mai conquistata (elezioni a parte). Quattro mesi in cui è riuscito a far arrabbiare persino un pezzo del centrosinistra, che è la sua parte politica, per alcune sue scelte. Cominciamo dai Fori d’arancio. Sono i Fori della Roma Imperiale che Marino vuole pe-do-na-liz-za-ti. Lui, che ama le due ruote, evidentemente non sopporta le automobili ma certo è che il tutti a piedi nei Fori di malumori ne ha suscitati parecchi. Abitanti e negozianti delle zone limitrofe, commercianti. Sì, perché prima di pedonalizzare una parte del centro di una città - almeno così fanno nelle altre capitali europee - sarebbe buona cosa verificare il grado dei sevizi pubblici di trasporto, il consenso degli abitanti o almeno di una parte della comunità dei governati. Insomma, l’opinione pubblica. Di foro in foro, oltre le polemiche per uno staff troppo numeroso, entro il 30 novembre per far quadrare i conti del Bilancio occorrono 867 milioni di euro. Per evitare il commissariamento e il default il sindaco Marino si è rivolto al Governo, che pure ha le sue belle gatte da pelare, e alla fine il Ministro dell'Economia Saccomanni avrebbe dato la disponibilità ad una norma salva-Roma per inseriere parte dei debiti nella gestione commissariale pre-2008. Di fatto, solo un rimandare il problema al 2014. Intanto Marino continua a pedalare. Giorni fa al funerale di Giuliano Gemma aveva detto: «Sono rimasto molto scosso dalla sua perdita e parlo soprattutto come persona appartenente a una generazione che, nel nostro Paese, è cresciuta con i suoi film». Allora, caro sindaco, dovrebbe ricordare la battuta di Gemma, Montgomery nel film Una pistola per Ringo: «Mai cercarsi guai, quelli vengono da soli». Chiudere i Fori, fare una gaffe sulla nomina del nuovo capo dei vigili, avere un bilancio rosso e confondere i calciatori della Lazio con quelli della Roma, non rende certo i suoi giorni più facili. E come se non bastasse, Marino proprio ieri ha assaggiato l’amaro calice del Tar, che proprio ieri ha bocciato sonoramente la revoca della nomina del Cda di Assicurazioni di Roma, un’altra «gaffe» sul suo medagliere.

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