La tragedia di Lampedusa e le sue ricadute politiche spaccano il MoVimento Cinque Stelle, i cui senatori ieri avevano presentato e fatto approvare un emendamento per l’abolizione del reato di clandestinità. I grillini si spaccano perché quell’emendamento non piace ai massimi vertici, che lo sconfessano e lo criticano tacciando gli autori, i senatori Buccarella e Cioffi, di deviazionismo. «La loro posizione è del tutto personale, non faceva parte del programma - scrivono in un post congiunto Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio - Non siamo d’accordo nel metodo e nel merito. L’M5S non è nato per creare in Parlamento dei dottor Stranamore senza controllo». Una dichiarazione in linea non solo con quanto detto in passato da Grillo stesso sul problema degli immigrati, ma anche con il principio - sempre enunciato da Grillo all’indomani delle elezioni dell’ultima primavera - della introduzione del vincolo di mandato per i parlamentari. Insomma, un parlamentare grillino non deve prendere iniziative personali, ma applicare il Programma. E se il problema in discussione non vi è contemplato, si rivolga a chi di dovere. Altrimenti si ricordi che «sostituirsi all’opinione pubblica, alla volontà popolare è la pratica comune dei partiti che vogliono "educare" i cittadini, ma non è la nostra. Il M5S e i cittadini che ne fanno parte e che lo hanno votato sono un’unica entità». Ancora più chiara la constatazione che segue: «Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico». Sale il malumore nella base così come tra i parlamentari. Un’assemblea dei gruppi di Camera e Senato viene convocata per la serata. Intanto il deputato Manlio Di Stefano difende i due colleghi sotto schiaffo, ma sostanzialmente fa propria la linea di Grillo e Casaleggio: «I nostri senatori hanno agito in buona fede, la tragedia di questi giorni ha accelerato il processo decisionale senza consultare niente e nessuno. Errare è umano e quando si è in buona fede si può sempre rimediare». Buccarella e Cioffi contrattaccano: «Noi pensiamo di aver svolto il nostro lavoro al meglio e non pensiamo di aver commesso errori». Un altro senatore, Vacciano, posta su Facebook il verbale della riunione con cui il gruppo del Senato aveva dato il via libera «per acclamazione» all’iniziativa sul reato di clandestinità. Quando l’assemblea si apre, i fedelissimi di Grillo fanno sapere che non ci sarà una votazione. I senatori invece la chiedono. Il post di Grillo e Casaleggio con la sconfessione pubblica dell’iniziativa sull’abolizione del reato di immigrazione clandestina finisce così per disorientare i parlamentari grillini. Un post che scroscia su Roma come una doccia gelata - in contemporanea con l’incontro al Colle sulle proposte in merito al problema del sovraffollamento delle carceri - suscitando, come detto, l’approvazione di alcuni grillini e la sopresa se non il disappunto di altri. Ma i parlamentari pentastellati finiscono anche al centro di un’altra polemica: questa volta teatro dello scontro è la Camera, dove è in discussione il ddl per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Ad accendere la miccia è il grillino Fraccaro che, intervenendo in Aula, definisce i colleghi degli altri partiti «ladri». È subito bagarre nell’emiciclo, mentre un altro grillini, Di Battista, denuncia minacce alla volta dei 5 Stelle: «I deputati del Pd si sono avvicinati minacciando, augurandoci la morte, dicendo "vi aspettiamo fuori, vi ammazziamo"», riferisce.
Grillo bastona i suoi: qui comando solo io
Il comico e Casaleggio: sbagliato decidere di abolire il reato di immigrazione clandestina
