Alla fine i giudici della Corte Costituzionale hanno deciso di non decidere. E non su un tema irrilevante, ma sulla possibilità di rinviare l’esecuzione della pena nel caso in cui la detenzione, proprio per il sovraffollamento delle carceri, non possa svolgersi nel rispetto dei diritti fondamentali. Insomma, il giorno dopo il messaggio inviato da Giorgio Napolitano alle Camere, i giudici potevano dare un primo segnale nella direzione auspicata dal Capo dello Stato. Invece no. La Consulta ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità sollevata da due tribunali di sorveglianza. Ma andiamo per ordine. Anzitutto i fatti. La questione era stata sollevata dai tribunali di sorveglianza di Venezia e Milano che, con due distinte ordinanze, avevano avanzato dubbi di incostituzionalità sull’articolo 147 del codice penale «nella parte in cui non prevede l’ipotesi di rinvio facoltativo dell’esecuzione della pena quando essa debba svolgersi in condizioni contrarie al senso di umanità». Secondo i tribunali di sorveglianza, tale mancata previsione era in contrasto con gli articoli 2 (diritti inviolabili dell’uomo), 3 (principio di uguaglianza), 27 (finalità rieducativa della pena) e 117 (poteri dello Stato e delle Regioni) della Costituzione, con riferimento anche all’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo che pone il divieto di «trattamenti disumani e degradanti». Nei ricorsi, in particolare, si poneva l’attenzione sull’inadeguatezza delle celle in cui i detenuti si trovano a vivere: nei due casi approdati davanti alla Corte Costituzionale, non veniva rispettato il parametro minimo dei 3 metri quadrati per detenuto considerato «vitale» in diverse pronunce dalla Corte di Strasburgo. La Consulta ha respinto le richieste. Spiegando, in una nota, di «non potersi sostituire al legislatore essendo possibili una pluralità di soluzioni al grave problema sollevato dai rimettenti, cui lo stesso legislatore dovrà porre rimedio nel più breve tempo possibile». Tradotto: la patata bollente ripassa nelle mani del Parlamento. Anche se, aggiungono i giudici della Corte Costituzionale, nel caso di «inerzia legislativa» sul sovraffollamento carcerario, si riservano «in un eventuale successivo procedimento, di adottare le necessarie decisioni dirette a far cessare l’esecuzione della pena in condizioni contrarie al senso di umanitaà». Qualcuno ora dovrebbe spiegarlo ai detenuti che, da troppo tempo, aspettano una soluzione che non arriva.
E dalla Consulta arriva un primo «schiaffo» a Re Giorgio
Alla fine i giudici della Corte Costituzionale hanno deciso di non decidere. E non su un tema irrilevante, ma sulla possibilità di rinviare l’esecuzione della pena nel caso in cui la detenzione,...
