Politica

Appalti per i bus, Alemanno indagato

L’ex sindaco della Capitale accusato di finanziamento illecito ai partiti Nel mirino dei pm anche l’ex presidente di Finmeccanica Guarguaglini

Quarantacinque filobus fanno finire nei guai anche l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno. La fornitura al Comune da parte della Breda-Menarini dei mezzi pubblici hanno portato la procura della Capitale a iscrivere il nome dell’ex primo cittadino sul registro degli indagati con l’accusa di concorso in finanziamento illecito ai partiti. «Per quello che mi risulta si tratta della coda di una vecchia inchiesta, un atto dovuto per i necessari approfondimenti da parte degli inquirenti, sono sereno e ho fiducia nel lavoro della magistratura», il commento di Alemanno appena è venuto a conoscenza della sua posizione processuale. Il nome dell’ex primo cittadino compare nella proroga delle indagini firmata dal gip e nel quale spuntano anche altri 19 nomi, tra i quali quelli di Pierfrancesco Guarguaglini, l’ex numero uno di Finmeccanica, di Riccardo Mancini, ex ad di Eur spa, del commercialista Marco Iannilli, degli imprenditori Roberto Ceraudo, di Edoardo D’Incà Levis, dei manager Francesco Subbioni e Fabrizio Franco Testa e Pietro Di Paolantonio, ex assessore regionale nel periodo in cui alla guida della Regione Lazio c’era Renata Polverini. La procura di Roma, a seconda delle posizioni processuali, ha ipotizzato i reati di estorsione, emissione di fatture per operazioni inesistenti, corruzione e favoreggiamento illecito ai partiti. Al centro dell’inchiesta romana, la presunta tangente di quasi 600 milioni di euro che sarebbe stata versata dalla Breda-Menarini, società del gruppo Finmeccanica, per ottenere l’appalto per i 45 filobus destinati alla società Roma Metropolitane, circostanza che poi portò anche all’arresto la scorsa primavera di Riccardo Mancini e di Roberto Ceraudo. L’indagine sui filobus ha già visto uno stralcio con cui è stato chiesto il rinvio a giudizio di Riccardo Mancini, ex ad Ente Eur, e Patrizio Monaco, dirigente Ati, aggiudicataria dei lavori del «Corridoio Laurentino». I due sono accusati, nel fascicolo davanti al giudice dell’udienza preliminare, di tentata estorsione per avere minacciato Alessandro Filabozzi, manager di un consorzio di trasporti, al fine di indurlo a rinunciare alla presentazione di un ricorso al Tar contro l’aggiudicazione dell’appalto da parte dell’Ati. Il filone dell’inchiesta che ha portato all’iscrizione anche dell’ex sindaco della Capitale sarebbe scaduta il 19 ottobre, ma con l’autorizzazione del gip, adesso gli inquirenti potranno svolgere verifiche per altri sei mesi. Mancini, secondo la magistratura romana, avrebbe avuto il ruolo di «oliare» l’ingranaggio della «lobby Roma» (così nominata dalla stessa presunta cricca), sapendo che la Finmeccanica voleva entrare nei lavori per la costruzione delle nuova metropolitana della città eterna. Un impegno, però, che Mancini avrebbe assunto in cambio della sua nomina alla carica di ad dell’Ente Eur, con il sostegno del colosso pubblico (il ministero dell’Economia è socio di maggioranza dell’Eur), perno centrale di una galassia di società controllate della quale fa parte anche la Breda Menarini, fornitrice dei filobus. Nel luglio del 2009 Riccardo Mancini è diventato amministratore delegato dell’ente, carica dalla quale si è dimesso il 24 gennaio scorso, travolto dalla bufera giudiziaria. In questa inchiesta il sasso diventato valanga è proprio il gioco delle false fatturazioni inventato per creare fondi neri. Una trovata rivelata da uno degli «architetti» del raggiro contabile, il commercialista Marco Iannilli, coinvolto anche nel caso Enav-Selex, l’impresa che faceva capo alla moglie dell’ex patron di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini. Lo stralcio è diventato dunque un filone d’inchiesta. Strada facendo sono stati diversi i colpi di scena. L’arresto dell’imprenditore italo-praghese Edoardo D’Incà Levis, che ha sostenuto di aver predisposto il fondo nero per la tangente: «Il denaro destinato a Ceraudo (ex ad della Breda Menarini, ndr) per la formazione della tangente - aveva spiegato ai pm Incà Levis - è stato consegnato allo stesso da una persona che mi è stata indicata da un amico: io materialmente ho dato ordine alla banca di consegnare a quest’uomo la somma di 233.360,00 euro in data 16 marzo 2009 e la somma di 312 mila euro in data 24 settembre 2009, somme che Ceraudo mi ha confermato di avere ricevuto. La terza tranche pari a euro 204.100,00 - aveva continuato - è stata da me bonificata in data 17 luglio 2009 su un conto presso Bsi Sa Lugano indicatomi da Ceraudo». In seguito la misura cautelare ha colpito anche l’ex amministratore delegato della Breda Menarini, Roberto Ceraudo. Era arrivato a dire: «Il balzello era destinato alla politica romana».

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