Il Pd fa marcia indietro. La rata di giugno dell’Imu sulla prima casa non si pagherà. Il dietro front è arrivato in tarda mattinata dopo che il renziano Maino Marchi, primo firmatario del contestato emendamento al decreto sull’Imu, ha capito che il bliz contro quelle che ha voluto spacciare per case di lusso, si sarebbe trasformato in un autogoal per il partito. Ristabilire l’imposta sulle abitazioni principali con rendita catastale superiore a 750 euro, significa colpire la maggioranza degli immobili, soprattutto nelle grandi città, e non quindi le case di pregio. La rendita castale media a Roma delle abitazioni A2, quelle più diffuse, è di circa 1.100 euro e valori simili, superiori più o meno al tetto dei 750 euro, si hanno nelle città di Milano, Firenze, Torino, Bologna e Napoli. L’autogoal era talmente evidente che è dovuto intervenire per l’ennesima volta il capogruppo democratico Boccia che ha esortato il collega renziano a ritirare l’emendamento. Il passo falso avrebbe non solo penalizzato il partito ma anche messo a rischio il fragile asse tra il premier Letta e il segretario del Pdl Alfano maturato con il voto di fiducia. L’Imu sulla prima casa avrebbe infatti offerto all’ala dura del Pdl, un motivo per tornare alla carica contro il governo, mettendo in difficoltà Alfano. I falchi avevano già cominciato ad affilare le armi. Ma ritirare l’emendamento non significa rinunciare al progetto di far pagare l’Imu sulle prima case. Si tratta solo di un rinvio. Lo lascia intendere Marchi. Il governo «si è impegnato a stanziare altre risorse per la cassa integrazione, in altri provvedimenti». Poi agiunge di aver avuto assicurazioni che il meccanismo della service tax «si baserà su un rilevante comportamento patrimoniale progressivo», mentre i comuni avranno «ampi margini di spazio» nella determinazione della quota che riguarderà i servizi. Resta infine una sollecitazione, per introdurre misure in favore degli affitti. Marchi quindi sottolinea che è «l’obiettivo era di porre delle domande e ottenere della risposte che ci sono state». Più chiaro di così. Non a caso i colleghi di partito insistono sul tema. Il viceministro dell’Economia Stefano Fassina non ha escluso che si possa pagare la rata di dicembre dell’Imu. «È un capitolo da scrivere» ha precisato ricordando che vanno trovate le coperture per evitare «di tagliare una tassa per poi metterne un’altra». Quanto all’emendamento al decreto, spiega che «il Pd aveva posto la questione e questo intervento era per evitare l'aumento dell'Iva perchè chi guarda alle tasse deve guardare a tutte le tasse e invece la posizione del Pdl ha comportato l'aumento dell'Iva». Sempre dal Pd Gianni Cuperlo, rilancia: «Non vorrei soltanto che questa scelta si risolvesse sullo scarico dei costi sugli inquilini in affitto e sui proprietari di case a basso reddito, per lisciare il pelo ai grandi proprietari immobiliari». Soddisfatto il Pdl «Il partito delle tasse batte in ritirata sconfitto. La proposta emendativa avanzata dal Pd era assurda e il centrodestra non avrebbe mai potuto accettarla. Si proceda rispettando i patti» afferma Maurizio Gasparri. Passa l’emendamento di Scelta Civica sulla Tares che invita i Comuni ad introdurre riduzioni ed esenzioni a favore delle famiglie in funzione dell'Isee. «Ciò significa - spiega il deputato Gigli - che non si dovrà guardare solo ai metri quadrati e a quante persone abitano una casa, ma anche la loro capacità contributiva. Mettendo sullo stesso piano chi è ricco e chi non lo è, com'è scritto nel decreto originale, si replicava ancora una volta quella gravissima ingiustizia che fa parti eguali fra diseguali». Sulle polemiche per il ripristino del’Imu è intervenuto anche il presidente Napolitano. «Sulle questioni fiscali, a partire dall'Imu, abbiamo avuto piccoli episodi o motivi di polemica, non mi pare che siano da sopravvalutare». È il segnale che il Quirinale continua a vigilare con attenzione afinchè non si creino altre occasioni di attrito capaci di mettere in difficoltà la maggioranza.
Il partito dell’Imu fa marcia indietro
Il Pd ritira l’emendamento al decreto che voleva far pagare l’imposta Però non si dà per vinto. Se ne riparla con la rata di dicembre
