Dopo aver assorbito il trauma della mancata caduta del governo, Matteo Renzi torna all’attacco e promette una svolta sul fronte della comunicazione: «Basta slogan vuoti» tuona. Ricadendoci però subito dopo: «La politica deve dare del tu ai problemi». E allora vale la pena di ripercorrere le pillole più celebri della carriera del rottamatore. Ce n’è per tutti i gusti, dai tacchini a Natale all’Albinoleffe, dal rottamare all’asfaltare. Con un’unica, grave, mancanza: i contenuti. Buona lettura. Brutto vedere un Presidente di Provincia che difende le Province. Ma non si è mai visto un tacchino anticipare il Natale. (12 dicembre 2008) La politica dev’essere conquista. Bisogna sudare e combattere, rimettersi in gioco. Come diceva Clint Eastwood: «Se vuoi una garanzia, allora comprati un tostapane». (2 aprile 2009) La mia generazione è a un bivio. Deve scegliere se fare i polli di batteria o avere il coraggio di usare un linguaggio diverso. (2 aprile 2009) Un’altra Italia è già qui: basta farla entrare. (12 settembre 2012) Camaleonti della politica, pensano che possa bastare un chirurgo estetico, quando qui serve uno tsunami politico. (18 ottobre 2012) È finito il tempo della paura. Se continuiamo ad abitare le nostre inquietudini, l’Italia diventerà un Paese depresso, non solo a livello economico, quanto nell’anima. (18 ottobre 2012) La crisi è un cambiamento. E anche un’opportunità. Noi siamo di sinistra perché non abbiamo paura del futuro. Futuro è parola da pronunciare con piacere, non con angoscia. (21 ottobre 2012) Una sinistra che pensi di più a bambini e giardini, e un po’ meno alle coop di costruttori. (23 ottobre 2012) I tecnici non conoscono il paese reale. (28 ottobre 2012) L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, ma è più che altro una Repubblica affondata sulla rendita. (5 novembre 2012) Il leader vero non è un leader che segue i sondaggi, è uno che li cambia. (9 novembre 2012) Abbiamo una brutta notizia per voi. Noi vogliamo vincere. (17 novembre 2012) Siamo gli unici che hanno il diritto di cambiare le cose perché siamo gli unici non invischiati negli ultimi venti anni. Siamo gli unici che possono andare al governo senza presentare la giustificazione. (17 novembre 2012) Primarie sono un derby tra usato sicuro e innovazione. (26 novembre 2012) Se vinciamo noi, mandiamo in tribuna qualche vecchia gloria che con la sua arroganza ci ha fatto perdere troppe partite. Se perdiamo continuiamo a tifare per la nostra squadra. Ma se cambiamo modulo, giochiamo meglio e vinciamo di più. (26 novembre 2012) Non sapevo che a Monti piacesse la fantascienza. Pensare di innovare la politica con Casini e Fini, è come circumnavigare Capo Horn con il pedalò. (8 gennaio 2013) Guai a sottovalutare Berlusconi perché si presenta come totalmente nuovo, mettendo insieme la Lega, il Pdl, i Fratelli d’Italia, il Mir di Ciocorì... Samorì come si chiama lui, l’Mpa... mancano i due liocorni che sono Razzi e Scilipoti... (24 gennaio 2013) Il lusso della politica non è l’auto blu ma la possibilità di condividere emozioni e sogni. (27 febbraio 2013) Nello zoo del Pd ci sono troppi tacchini sui tetti e giaguari da smacchiare per permettersi gli sciacalli del giorno dopo. (1 marzo 2013) Vorrei che il Pd riprovasse il gusto di inventare e non si limitasse a compiangere i tempi del passato. (7 agosto 2013) Non dobbiamo essere spocchiosi, dobbiamo prendere il voto utile e quello umile. Dobbiamo prendere i voti dei delusi del centrodestra, dei 5 Stelle, e pure quello dei delusi del Pd. (1 settembre 2013) Il Pd nazionale è stato un po’ troppo spesso in mano a dirigenti che nei loro territori perdevano anche le elezioni di condominio e ora ci vengono a dare la linea. È come l’Albinoleffe. (8 settembre 2013) Oggi c’è da rottamare la rassegnazione, l’idea che abbiamo sul futuro. (8 settembre 2013) Se andiamo al voto asfaltiamo il Pdl. (15 settembre 2013) Il Pd che vogliamo noi deve essere non il partito della chiusura ma dell’apertura, dell’innovazione, deve essere il partito che non sta in un museo delle cere ma sulla frontiera. (16 settembre 2013) Il governo Letta-Alfano è come una bicicletta: sta in piedi se corre, se resta fermo cade. (23 settembre 2013) La politica è dare del tu ai problemi e non vivere di slogan. (Ieri)
E Renzi rottamò se stesso «Basta con gli slogan vuoti»
Dopo aver assorbito il trauma della mancata caduta del governo, Matteo Renzi torna all’attacco e promette una svolta sul fronte della comunicazione: «Basta slogan vuoti» tuona. Ricadendoci però...
