È caos totale sull’Imu. Il Pd non si dà per vinto. L’emendamento che ripristina l’Imu sulla prima casa con valore catastale superiore a 750 euro, nel giro di poche ore è stato prima bocciato e poi riammesso scatenando le proteste del Pdl. Le risorse aggiuntive dovrebbero andare a finanziare la cassa integrazione e il fondo per gli affitti agevolati alle persone in difficoltà economiche. Lo scontro all’interno della maggioranza è esploso ieri nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera. Il Pd che si sente forte del voto di fiducia al governo, pensa ora di approfittare del vantaggio sul Pdl per mettere a segno quella revisione dell’Imu che in altri tempi avrebbe trovato un muro invalicabile. E in questa corsa si è fatto prendere la mano al punto che in serata è dovuto intervenire il presidente della Commissione Bilancio, Francesco Boccia, anche lui del Pd per richiamare all’ordine i parlamentari democratici. Boccia ha ricordato che «tutti i comuni hanno ottenuto i trasferimenti della prima rata», pertanto eventuali modifiche del decreto «sarebbero di difficile aplicazione finanziaria». Quindi ha chiesto a tutti i gruppi parlamentari, ai relatori e al governo di ritirare gli emendamenti che riguardano le norme sulla cancellazione della prima rata dell'imposta sulle abitazioni principali. Ma Boccia non archivia la questione dell’Imu ma la rinvia. Ne approva il contenuto «perchè mira a una progressività della tassa ed è per questo corretta». Ma, avverte, «deve fare riferimento alla riforma che introdurrà la Service tax. Ora stiamo discutendo del provvedimento che riguarda la prima rata Imu, incassata in questi giorni dai comuni come richiesto dall'Anci. Riaprire un dibattito sulla prima rata significherebbe fra l'altro creare squilibri fra i comuni che ricevono i trasferimenti». La votazione sugli emendamenti comincerà oggi e il decreto dovrebbe arrivare nell’Aula di Montecitorio tra domani e giovedì. Rintrodurre l’Imu per le abitazioni principali con rendita catastale superiore a 750 euro significa colpire quasi la totalità delle case dei maggiori centri urbani. Altro che immobili di lusso, come erroneamente hanno commentato alcuni parlamentari per addolcire la pillola. Secondo un’analisi della Confedilizia, la rendita media delle abitazioni più diffuse nelle grandi città, ovvero quelle accatastate come A2 (Abitazione di tipo civile) hanno una rendita catastale superiore a 750 euro. A Roma la rendita catastale media è di 887 euro, persino per le unità immobiliari di categoria A3, che sono le «Abitazioni di tipo economico». Nelle altre città ci sono valori quali 1.171 euro a Bari, 900 euro a Firenze, 1.600 a Bologna, 1.487 euro a Milano, 1.295 a Torino. Sull’emendamento del Pd si è scatenata la polemica. «Se il Pd non lo ritira compie un atto di autolesionismo politico» va all’attacco Capezzone e accusa: «è un emendamento tutto punitivo verso una quota rilevantissima di contribuenti. Inoltre si determinerebbe un problema rispetto ai trasferimenti già avvenuti agli enti locali». Ma il capogruppo Marchi difende l’emendamento a sua firma: «va nella direzione di una maggiore equità». Poi in serata, risponde alla richiesta di Boccia e si dice disponibile a ritirare l’emendamento ma a una condizione: che «il governo dia risposte soddisfacenti su una serie di temi. Ovvero rientro entro il 3% deficit/Pil, pieno finanziamento per le esigenze della cassa integrazione, effetti sui redditi più bassi e sugli esercizi commerciali dell'aumento dell'Iva, oltre che le questioni dell'Imu e in prospettiva della service tax». Il che significa ipotecare le prossime manovre e avere l’impegno che l’Imu sulla prima casa sarà pagata; il che potrebbe voler dire la seconda rata di dicembre o cn la Service Tax. La strada è tracciata. Sono 145 gli emendamenti considerati ammissibili e 14 quelli ripescati dopo i ricorsi per inammissibilità. Tra le proposte che hanno avuto il primo disco verde, c’è quello, presentato dal deputato del Pd, Angelo Rughetti, che assimila alla prima casa le abitazioni date in comodato gratuito ai parenti di primo grado, genitori, figli, fratelli. Proposto anche un cambiamento per la cedolare secca sugli affitti: la riduzione al 10% dell'aliquota per i contratti «concordati» (aliquota già ridotta dal 19 al 15% dal decreto stesso) e il contemporaneo aumento dal 21 al 23% dell'aliquota prevista per gli altri contratti. Altro emendamento prevede un aumento dell'aliquota applicata agli immobili di banche e assicurazioni dal 7,6 all'8,6%.
Il Pd non molla: l’Imu va pagata
Caos alla Camera per l’imposta sulle case con rendita catastale oltre 750 euro L’emendamento prima bocciato poi riammesso. I Dem dettano le condizioni
