E gregio direttore, da diversi mesi, ormai, condividiamo con il Pd la guida del Paese. Stare al governo con chi ha sempre dichiarato di avere idee, valori e progetti diversi, in alcuni casi dicotomici, rispetto ai nostri è un grosso sacrificio. Tanto per chi è chiamato nelle aule parlamentari a trovare una sintesi coerente, quanto per gli elettori. Le difficoltà dialettiche, concettuali e di scopo sono palesi e investono entrambi i partiti. Le fibrillazioni delle ultime settimane non sono altro che lo specchio di una forzata convivenza in nome della «stabilità». Sempre più spesso confusa come il fine ultimo da perseguire, piuttosto che il mezzo più opportuno per realizzare quanto i cittadini ci chiedono. Tuttavia, questo prezzo non può essere pagato attraverso lo scambio di poltrone e potere. Non ci interessano, né siamo appassionati alle vicende che girano loro attorno. L’unica condizione che può rendere accettabile e meno gravoso il percorso comune di governo con il Pd è consegnare al Paese quelle riforme strutturali, indispensabili per costruire su basi più solide il futuro della nostra Nazione. Innanzitutto la riforma della fiscalità. Rendere meno gravoso il carico dei tributi che tutti i cittadini devono pagare allo Stato non può continuare ad essere una mera illusione. E per ristabilire il giusto peso è necessario un taglio reale della spesa improduttiva che rappresenta il vero ventre molle dell’apparato statale. Questo significa anche abolire il finanziamento pubblico ai partiti e creare un sistema di governo dove responsabilità e potere siano correlati, ovvero la rappresentatività dei parlamentari sia effettiva e non indiretta. le modifiche all'assetto istituzionale e l’abolizione del «porcellum» sono delle conditio sine qua non inderogabili. Così come, per rendere il Paese più competitivo, attrattivo per nuovi investimenti esteri e in linea con quanto l’Europa ci impone è necessaria un’organica riforma della giustizia. Su questo aspetto siano da monito e indirizzo le parole del Capo dello Stato. Basterebbe l’avvio di un serio dibattito intorno a questi tre capisaldi del vivere comune, anche attraverso l’apertura, dopo l’approvazione della legge di stabilità, di apposite finestre legislative ad hoc nei due rami del Parlamento, per spegnere ogni sterile polemica interna ed esterna tra i partiti, più concentrati all’autoreferenzialità che ai bisogni concreti della gente. L’attenzione di sposti verso la giusta direzione. Come, ad esempio, il dramma umano che stanno vivendo gli abitanti della terra dei fuochi e per diverse questioni quelli che attendono le bonifiche. Un territorio vessato e sfruttato senza scrupoli dalla criminalità organizzata che lo Stato deve riconquistare offrendo, attraverso un’opera incisiva e decisiva, le giuste garanzie a tutela della salute e del paesaggio. Il sodalizio tra camorra e territorio può essere frantumato solo dal coraggio delle scelte che un governo ha il dovere di compiere. E di questo, assieme al presidente della regione Campania Stefano Caldoro, farò uno dei punti apicali della mia azione politica e parlamentare. Mi permetta una riflessione conclusiva. Che le vicende di questi giorni che hanno interessato il nostro partito, al netto degli aspetti più drammatici e dell’umiliazione che comunque è stata inferta a Silvio Berlusconi, possano essere l’occasione per rilanciare e ricostruire il nostro partito su basi più solide e democratiche.
Dal dramma del Cav nasca un partito più forte
«Le fibrillazioni con il Pd sono frutto di una forzata convivenza per garantire stabilità»
