Il camion frigo fa la spola al molo Favarolo per caricare altri corpi. Sale a 194 il conto del numero delle vittime della tragedia di Lampedusa che ha acceso i riflettori del mondo sull’isola e fatto gridare a Papa Francesco: «vergogna». Ma non tutti piangono i morti allo stesso modo. Ne sono convinti i disperati che a Roma partecipano alle occupazioni di palazzi e stabili dimenticati. Immigrati certo. «Erano eritrei e somali come le vittime di Lampedusa anche gli stranieri arruolati 10 anni fa per l’occupazione a Collatina» ricordano. Ma tra quei disperati sempre più anche i romani: rimasti senza casa, impoveriti dalla perdita di lavoro, da una malattia o una separazione. Costretti a occupare e sottostare a un sistema militaristico senza pietas umana. «"Qui non siamo alla caritas" - raccontano -, ce lo ripetono sempre in assemblea, quando ci chiedono i soldi, 15 euro al mese, o ci sbattono sulla strada». E aizzano a odio e rabbia. «Anche mettendoci gli uni contro gli altri, favorendo prima l’uno e poi l’altro, per suscitare invidie ed evitare coesioni, lo stile del "divide et impera"». Ma il racconto della nostra gola profonda non finisce qui: «Spesso i migranti che arrivano a Roma sanno già dove andare. Nelle tasche hanno già l’indirizzo giusto da raggiungere nelle grandi città come la Capitale». Ma il naufragio questa volta ha sparigliato le carte. Chi arriverà a Roma stavolta riuscirà a sfuggire al «racket»? I 155 superstiti della tragedia di Lampedusa che il sindaco Ignazio Marino si è impegnato ad accogliere nelle strutture del Comune, saranno accompagnati dalle istituzioni nel cammino verso la nuova vita che cercano. La «corsia preferenziale», che ora suscita «invidie» e «timori», per le risorse da dividere, una sorta di «guerra tra poveri», temuta soprattutto dalle 350 persone che si aspettano il promesso bonus da 700 euro al mese per lasciare i residence dove vengono attualmente alloggiati. Senza la tragedia di giovedì somali ed eritrei sul barcone naufragato davanti all’Isola dei Conigli sarebbero stati solo altri "fantasmi", numeri da aggiungere ai 30mila migranti sbarcati a Lampedusa e sulle coste di Sicilia, Puglia e Calabria dal primo dell’anno al 30 settembre. Tra loro 5800 sono i minori (il dato è quello fornito da Save The Children che fa assistenza ai profughi più piccoli). «Sarebbero arrivati a Roma - raccontano ancora - molti si sarebbero fermati a Benevento e Napoli, città dove stanno prendendo sempre più piede quei movimenti per l’occupazione delle case già molto presenti nella Capitale. E tanti sarebbero stati arruolati per nuovi assalti». Stando a questi racconti, il dramma consumatosi davanti all’Isola dei Conigli, sarebbe stato solo «una mancata occasione» per «reclutare nuovi schiavi» alla causa delle occupazioni abusive. Una delle facce dell’emergenza migranti che da «emergenza» è diventata già da un pezzo «quotidianità», lo dicono pure loro. Ma i movimenti per la casa romani, che in questi giorni stanno mostrando i muscoli, con occupazioni lampo, eclatanti e simboliche, come quella di venerdì a via Montecatini a due passi dal Campidoglio, in vista della grande manifestazione del 19, quando nella Capitale arriveranno a dare manforte anche dalla Francia e dalla Spagna, non potranno contare sui superstiti del tragico ultimo sbarco. Che ora saranno accompagnati dalle istituzioni sul cammino della nuova vita che cercavano. Il naufragio e le morti hanno sparigliato. Ma l’arruolamento è in pieno fermento. «Proprio in questi giorni - raccontano ancora - a Roma i movimenti per le occupazioni stanno aprendo "sportelli" all’interno delle occupazioni». E fanno «volantinaggio». Pubblicità di cui non avrebbero «bisogno alcuni migranti» che «arrivano nella Capitale già bene informati». Alcuni persino «già con il nome di un pezzo grosso di riferimento». A questi sportelli lasci «documenti e cellulare. Poi ti arriva l’sms. Ti comunicano il posto di incontro, non di occupazione. E il giorno prefissato si parte a gruppi. Se si è in 300 divisi in sottogruppi di 30-40. Si parte da direzione diverse. E si arriva al posto di occupazione, che non viene comunicato mai. Devi seguire una persona del movimento che fa da battistrada. Devi corrergli appresso sennò te lo perdi. E se te lo perdi hai perso l’occupazione». Esperienza vissuta anche da chi racconta. «E porca miseria se mi hanno fatto correre - esclama -, mi hanno fatto uscire il fiato di fuori».
Il racket delle okkupazioni e i rifugiati da arruolare
Clamoroso a Roma: chi assalta le case gestisce gli «arrivi» E nei palazzi spuntano sportelli per l’impiego dei nuovi poveri
