«La destra italiana è come il mercurio: da una pallina ne nascono cento». Copyright di Alessandra Mussolini in un’intervista rilasciata qualche giorno fa a Il Tempo . Come a dire: ormai la destra s’è frammentata in mille rivoli che non riusciranno a costituire un movimento politico a doppia cifra e che difficilmente potranno tornare insieme. Paradigmatico è, a tal proposito, il caso della Fondazione Alleanza Nazionale presieduta da Franco Mugnai. La Fondazione è stata costituita in seguito allo scioglimento di An, ereditandone il patrimonio economico - un tesoretto costituito da una cinquantina di milioni di euro - e immobiliare: vecchie sedi e sezioni sparse in tutta la Penisola il cui valore complessivamente ammonta a circa 250 milioni e che sono riconducibili a via della Scrofa anche attraverso le società partecipate Imobiliare Nuova Mancini Srl, Italimmobili e Isve Srl. Il 30 settembre scorso si è chiuso il bando per affittare le sedi ad «associazioni e/o partiti che perseguono finalità in linea con quelle della Fondazione». Contestualmente la Fondazione ha anche emanato un bando per sostenere e finanziare con parte dei proventi derivanti dal capitale mobiliare (un milione di euro) progetti presentati da associazioni, enti, fondazioni o persone fisiche. Due appositi e distinti comitati di valutazione giudicheranno le proposte pervenute e assegneranno immobili e finanziamenti. Canone di locazione? Nel bando non viene indicato: devono essere gli stessi aspiranti a proporlo, si va dal prezzo di mercato in giù. Ma nulla vieta che gli immobili - oggi tutti sfitti, ma che per la Fondazione rappresentano un costo - possano essere assegnati sì «onerosamente», ma a un prezzo simbolico, magari un euro. A patto però che di manutenzione e oneri fiscali si faccia carico l’assegnatario. D’altra parte nello statuto della Fondazione risulta palese la mission della stessa: sostenere associazioni, partiti, persone fisiche che si rifanno ai valori del Msi e di An. Fin qui tutto normale. Il problema nasce quando i rivoli della destra arrivano a contendersi le sedi. A Trieste, ad esempio, derby per ottenere l’ex sede di An tra Roberto Menia di Fli e Fabio Scoccimarro di FdI. In altre città, alcune sedi sono addirittura contese da due esponenti della stessa formazione politica. C’è poi il caso dell’immobile romano di via Paisiello 40 - donato ad An dalla contessa Colleoni - ai Parioli. Lì c’è la sede de La Destra. O meglio: un’occupazione guidata da Giuliano Castellino l’ha «donato» al partito di Storace. Uno stabile occupato abusivamente per la Fondazione, che ha intimato lo sfratto, mai eseguito. Nel frattempo La Destra ha comunque partecipato al bando per ottenere l’immobile. Uno dei controsensi interni alla faida tra ex An: da un lato si disconosce la legittimità della Fondazione, dall’altro però le si dà legittimità aderendo ai bandi. Ma è solo uno dei mille casi del ginepraio giudiziario che investe la Fondazione. Perché il patrimonio fa gola a molti, se non a tutti. Antonio Buonfiglio - ex An, ex finiano in Fli - ha intentato una causa civile per far decretare l’illegittimità del congresso di scioglimento del partito - e quindi della costituzione della Fondazione - e rimettere le lancette dell’orologio indietro di qualche anno: An rivivrebbe e con essa l’organigramma di allora. Gianfranco Fini in testa. C’è poi il caso dei manifesti abusivi apparsi in tutta Roma una mesata fa con lo slogan «Scongeliamo il simbolo» e il logo di An. Alla Fondazione i vigili urbani hanno notificato una multa salatissima e per tutelarsi Mugnai è stato costretto a presentare una denuncia contro ignoti. I manifesti non li ha messi la Fondazione, ma appartenendo il simbolo ad essa le multe sono state recapitate a via della Scrofa.
In affitto il tesoro di Alleanza nazionale
Chiuso il bando emesso dalla Fondazione per assegnare gli immobili a enti, partiti e associazioni. E a destra è già lotta per accaparrarsi le sedi
