I servizi sociali per non rinunciare a svolgere un ruolo politico di primo piano. Franco Coppi, legale di Silvio Berlusconi, ha svelato ieri la scelta fatta dal Cavaliere relativamente al modo in cui scontare i nove mesi ai quali è stato condannato nell’ambito del processo Mediaset. L’avvocato Coppi ha comunicato che la richiesta di affidamento in prova sarà fatta, salvo «cambi di indirizzo», entro la fine della prossima settimana. A dare il via libera sarà il Tribunale di Milano, che potrebbe anche respingere la domanda e condannare il Cav agli arresti domiciliari, anche se al momento appare un’ipotesi abbastanza improbabile. A determinare la decisione del Cavaliere sono state le troppe limitazioni alla libertà personale che avrebbe dovuto sopportare in caso di domiciliari. Chiuso in una delle sue residenze, Berlusconi avrebbe dovuto chiedere un permesso ai magistrati anche solo per ricevere i suoi figli, oltre a non poter far arrivare la propria «voce» all’esterno. I servizi sociali, invece, sempre in caso di «buona condotta» e con il permesso dei giudici, consentirebbero all’ex premier una maggiore «agibilità politica» e, inoltre, potrebbero rappresentare una potente arma mediatica nel caso in cui si dovesse tornare a breve a elezioni. Altra ipotesi che, però, non sembra attualmente sul tavolo. I legali del Cav avrebbero anche individuato la struttura in cui il loro assistito potrebbe svolgere la sua «rieducazione». Si tratterebbe del Centro Astalli gestito dai Gesuiti, che offre assistenza ai rifugiati in Italia e che si trova a pochissimi metri da Palazzo Grazioli, nel centro di Roma. Sarebbe questa una delle motivazioni che, nelle scorse settimane, avrebbe spinto Berlusconi a spostare la sua residenza da Arcore alla Capitale. Intanto il Cav resta in attesa della decisione dell’Aula del Senato sulla sua decadenza. Il presidente della Giunta delle Elezioni di Palazzo Madama, Dario Stefàno, sta ultimando la sua relazione che andrà inviata alla Conferenza dei capigruppo, che a sua volta dovrà calendarizzare il voto nel giro di un paio di settimane, a seconda delle varie «urgenze» sulle quali l’Aula dovrà esprimersi. È probabile, in ogni caso, che la pronuncia finale arrivi entro la fine di ottobre. Ieri la polemica politica è tornata ad infiammarsi sul voto segreto, che il regolamento del Senato prevede ogni qualvolta l’Aula deve esprimersi su questioni personali, come richieste d’arresto o, appunto, decadenze dei membri del Parlamento. A invocare un cambio di regolamento, con conseguente ricorso al voto palese, è il MoVimento 5 Stelle, protagonista da alcune settimane di uno scambio d’accuse con il Pd. Secondo i parlamentari democratici, infatti, i grillini potrebbero votare contro la decadenza del Cavaliere per poi addossare la responsabilità proprio al partito di Epifani. Un’illazione che i «cittadini» del M5S hanno respinto chiedendo il ricorso al voto palese. Contrario a questa ipotesi, ovviamente, il Pdl. «L’Aula è l’ultima speranza - spiega il capogruppo Renato Schifani - e noi ci auguriamo che in occasione del voto segreto, perché non crediamo che Grasso violerà questa norma, la libertà di coscienza prevarrà». Una speranza non peregrina, quella dei berluscones, perché la storia insegna che in passato, quando a Palazzo Madama si è proceduto con il voto segreto, i vari senatori sono stati sempre «salvati» dai loro colleghi. Nell’unico caso in cui si votò in maniera palese, invece, fu approvata la richiesta di arresto per l’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi. Se anche il presidente Grasso dovesse acconsentire allo scrutinio «scoperto», inoltre, basterebbero le firme di venti senatori per ottenere il voto segreto. Anche in caso di «salvataggio» da parte del Senato, però, la carriera parlamentare di Silvio Berlusconi potrebbe essere agli sgoccioli. Il 19 ottobre, infatti, la III sezione della Corte d’Appello di Milano si riunirà per rideterminare il periodo di interdizione dai pubblici uffici del Cavaliere, pena accessoria alla condanna per frode fiscale. Prevista una «inibizione» da uno a tre anni. Ma si tratterebbe comunque di una decisione appellabile alla Corte di Cassazione. E passerebbero altri mesi. È ancora presto per celebrare il funerale politico del Cav.
Cav ai servizi sociali per restare in campo
L’avvocato Coppi svela la strategia di Berlusconi: in una caritas romana per evitare il silenzio forzato
