Mentre i rilettori sono puntati sulla crisi politica con il premier Enrico Letta che cerca di riavviare la macchina del governo, i francesi lavorano a quello che si profila il colpo industriale del decennio. Hanno dovuto aspettare cinque anni ma alla fine l’Alitalia passerà nelle loro mani a prezzi che mai avrebbero immaginato e con l’opportunità di liberarsi della concorrenza dell’aeroporto di Fiumicino. Uno scacco matto per la compagnia aerea italiana che consente a Air France di rafforzarsi a livello internazionale. Nonostante le smentite di rito, arrivate ieri a ridosso del consiglio d’amministrazione dell’Alitalia, il piano messo a punto da Air France per rilevare Alitalia è da lacrime e sangue. Una sorta di ultimatum, un prendere o lasciare, con spazi di manovra per l’Alitalia davvero risicati. La compagnia è alle corde. Se non arriveranno presto nuove risorse , potrebbe anche arrivare al fallimento e comunque non riuscire a far fronte a certe scadenze e al pagamento degli stipendi. Il cda, dopo quattro ore, è stato aggiornato al prossimo 8 ottobre. Nessuno al termine della riunione si è sbottonato, solo i rappresentanti di Air France, Philippe Calavia e Bruno Matheu, che sono usciti un'ora e mezza prima, avevano l’aria soddisfatta e si sono limitati a dire che il cda «è andato bene». È stato analizzato, recita un comunicato laconico, l'avanzamento dei lavori relativi alla manovra finanziaria, necessaria a sostenere il nuovo Piano Industriale 2013-2016, approvata nel cda del 26 settembre». Resta confermata per il 14 ottobre la convocazione dell'assemblea straordinaria per deliberare l'aumento di capitale approvato il 26 settembre. Air France ha aprofittato della debolezza finanziaria di Alitalia e dell’instabilità politica per imporre condizioni capestro. Secondo quanto riportato da ambienti finanziari e da alcuni azionisti della compagnia italiana, i francesi avalerebbero un aumento di capitale maggiore di quello votato dal board da 100 milioni, solo se ci sarà un drastico taglio all’organico (si è fatta la cifra di 4000 unità in meno su 14.000 persone) e della flotta più una ristrutturazione del debito. Parigi punta ad un aumento di capitale pari a circa 300 milioni e ad avere poco meno del 50%, abbastanza per governare la compagnia. Insomma Air France vuole una compagnia leggera nei debiti e nell’organico. Assumerebbe il controllo di Alitalia cone appena 150 milioni, venti volte meno del prezzo che Berlusconi con la complicità dei sindacati, rifiutò cinque anni fa. Non solo. Nelle mani di Air France, c’è il rischio che Alitalia diventi un vettore regionale con lo scalo di Fiumicino declassato a stazione di feederaggio dello Charles De Gaulle. Ma perchè ciò non avvenga è necessario che lo Stato entri nel capitale come va dicendo da giorni il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi. Cassa depositi e prestiti si è sfilata ma dalla Sace ci sarebbe una disponibilità a acquisire una quota di Alitalia. Altra ipotesi potrebbe essere quella di un intervento del fondo F2i guidato da Vito Gamberale. Ieri il ministro Lupi ha ribadito che «il governo sta lavorando per tutelare la strategicità di Alitalia con particolare attenzione al piano industriale e al mantenimento dei livelli occupazionali». E quanto ai «presunti piani» di Air France, Lupi si è detto disponibile a riferire in Commissione Trasporti alla Camera. Lo Stato entrerebbe nel capitale Alitalia, nel momento dell’aumento di capitale, che potrebbe arrivare a 300 milioni, con una quota pari o superiore a quella di Air France. Si tratterebbe di tirar fuori 100 milioni ma a quel punto l’azionista italiano potrebbe trattare da pari a pari con i francesi e evitare il declassamento della cmpagnia e la tutela del ruolo strategico dell’hub di Fiumicino. Il tempo stringe e il governo dovrebbe uscire allo scoperto nelal riunione di lunedì prossimo al vertice con i protagonisti di questa partita: Alitalia, Sace, Eni, Atlantia, Adr, Intesa e Unicredit. E i capitani coraggiosi? Scomparsi. Il conto è sempre girato allo Stato con buona pace del capitalismo saccente.
I partiti litigano, i francesi arraffano
Air France vuole Alitalia ma con tagli drastici all’organico La contromossa del governo: lo Stato dentro il vettore
