Il futuro di Silvio Berlusconi si decide tutto nelle prossime due-tre settimane. Il voto finale dell’aula del Senato alla sua decadenza potrebbe arrivare entro una ventina di giorni. In teoria il presidente della Giunta delle Elezioni Dario Stefàno ha proprio venti giorni per inviare al presidente del Senato Pietro Grasso la sua relazione sui lavori della Giunta, ma ha già fatto sapere che «il mio sarà un lavoro di ore, non di giorni». Tradotto: ancora una volta si innesterà il turbo e a quel punto la conferenza dei capigruppo, posto che riceva la relazione all’inizio della prossima settimana, potrebbe calendarizzare il voto sulla decadenza entro una quindicina di giorni, cioè tra il 20 e il 25 ottobre. Ancora prima, però, ci saranno due scadenze piuttosto importanti per il Cavaliere. Entro il 15 ottobre, infatti, Berlusconi dovrà comunicare ai giudici se vorrà scontare la pena agli arresti domiciliari o ai servizi sociali. Entrambe le opzioni hanno pro e contro: nel caso Berlusconi scegliesse di andare ai servizi sociali, infatti, avrebbe molta più libertà di movimento e di esternare pubblicamente le sue opinioni politiche. Ma non sarebbe al ripare da quello che ad oggi lo terrorizza maggiormente: un’eventuale richiesta di arresto dalle varie procure - Bari, Napoli, Milano - che ancora si occupano di lui. Richiesta di arresto che, al contrario, sarebbe più improbabile se il Cav fosse ai domiciliari, visto che verrebbero meno le possibilità di fuga, alterazione delle prove o reiterazione del reato. Chiuso in una delle sue residente (Arcore o Palazzo Grazioli le più probabili) Berlusconi avrebbe però molte meno possibilità di contatti con l’esterno: ogni visita dovrebbe essere infatti autorizzata dal tribunale. Il 19 ottobre, invece, sarà la volta dell’udienza della III sezione delle Corte d’Appello di Milano che dovrà rideterminare la durata dell’interdizione di Berlusconi dai pubblici ufficiin seguito alla condanna per frode fiscale. La legge prevede un periodo tra 1 e 3 anni, ma è probabile che i giudici usino la mano pesante, dato che la prima richiesta era stata addirittura di cinque anni. In ogni caso anche questo verdetto potrà essere appellato alla Cassazione e quindi potrebbero doversi attendere alcuni altri mesi prima dell’applicazione della sentenza. Sempre che, come detto, entro la fine di ottobre non arrivi il sì definitivo del Senato alla decadenza. Se venti senatori faranno richiesta, si procederà con il voto segreto. I precedenti a Palazzo Madama insegnano che, quando si è applicato lo scrutinio coperto, nessun senatore è mai stato espulso, così come nessuna autorizzazione all’arresto è stata concessa, anche quando la Giunta delle Immunità aveva espresso parere favorevole. Il Cav, quindi, può ancora sperare. Anche perché il fronte avverso non sembra così compatto: «I grillini senza Berlusconi sono morti - ha accusato Stefano Esposito del Pd - quello che stanno facendo in Giunta, con un vero e proprio assist a Berlusconi, è propedeutico a quello che faranno in aula. Lì dovremo stare molto attenti, perché voteranno contro la decadenza».
Dall’interdizione alla scelta della pena: il destino di Silvio in tre settimane
Il futuro di Silvio Berlusconi si decide tutto nelle prossime due-tre settimane. Il voto finale dell’aula del Senato alla sua decadenza potrebbe arrivare entro una ventina di giorni. In teoria il...
