Politica

Caccia a chi vuole salvare Berlusconi

Il Pd accusa i grillini: «Senza il Cavaliere sono morti, voteranno per non farlo decadere» Replica Di Maio: «Noi compatti per la decadenza. I Democratici hanno paura di se stessi»

Il giorno dopo il verdetto della giunta delle elezioni, che ha votato a maggioranza (15 a 8) la decadenza di Silvio Berlusconi da senatore, è scontro sul voto segreto con cui l’Aula, tra una ventina di giorni, dovrà esprimersi per confermare o meno la scelta della giunta. Ovviamente non mancano le accuse incrociate di voler salvare il Cavaliere. Sono già pronti a chiedere il voto segreto gli esponenti del Pdl a Palazzo Madama. Nel Pd, invece, lanciano «sospetti» sul MoVimento 5 Stelle. «Senza di lui i grillini sono morti», ha detto il senatore Democratico Stefano Esposito. Replica il vicepresidente della Camera, il pentastellato Luigi Di Maio: «Il Partito democratico ha paura di se stesso da sempre. Ed è comprensibile. Nella storia ha sempre fatto la cosa sbagliata nel momento cruciale, perdendo clamorosamente ogni tipo di credibilità. L’ultima volta in aula è successo con la legge sull’omofobia, quando hanno venduto l’anima al Pdl. Ma il caso più clamoroso è stato quello del Presidente della Repubblica». Il Pd, aggiunge Di Maio, «ha paura di se stesso anche questa volta, nel voto segreto in aula per votare la decadenza di Berlusconi. Sanno che qualcuno lo potrebbe salvare, magari gli stessi che preferirono accordarsi con Berlusconi, piuttosto che votare Rodotà. E così grazie a pessimi giornalisti compiacenti, stanno iniziando ad insinuare il dubbio a mezzo tv, che il Movimento 5 Stelle voterà contro la decadenza di Berlusconi in Senato (non si sa per quale ragione dovremmo farlo, visto che Berlusconi è sempre stato alleato del Pd e non nostro)». Il Partito Democratico, conclude Di Maio, «non è uno, sono 5 o 6 partiti. Lo sanno bene loro e da qualche tempo lo sanno anche i cittadini. Per questo l'unica soluzione è il voto palese in aula». Chiede di evitare il voto segreto anche Antonio Di Pietro (Italia dei Valori): «In passato noi dell’Italia dei Valori, per casi analoghi, ci siamo assunti le nostre responsabilità di fronte al Paese e abbiamo posizionato la mano in modo che fosse chiaro il nostro voto. I cittadini hanno diritto di sapere se c’è qualcuno che vuole salvare l’ex presidente del Consiglio ed hanno anche il diritto di conoscere il suo volto. Non vorremmo che dietro lo scudo del voto segreto si nascondessero torbidi accordi, strategie politiche o indegne promesse di poltrone». Conclude Maurizio Rossi (Scelta Civica): «A seguito del dibattito in corso sulla scelta del voto segreto o del voto palese in occasione della decisione in Aula sulla decadenza di Silvio Berlusconi, per me non vi è alcuna differenza, in quanto il mio voto non si modifica a seconda del modo in cui viene espresso, ma è unicamente frutto delle mie convinzioni. È preoccupante invece che si ritenga, e purtroppo ve ne sono motivazioni dall’una e dall’altra parte, che l’esito sarebbe diverso a seconda del sistema utilizzato. Ma questo - sottolinea Rossi - è un altro grave segno di debolezza dell’attuale sistema politico e della scarsa affidabilità dei suoi componenti».

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