Paragona Angelino Alfano a Gianfranco Fini, parla di tradimento e di bizantinismi da vecchia politica e difende a spada tratta il suo presidente Silvio Berlusconi. Alessandra Mussolini, senatrice e falco del Pdl, è nera. Adirata (un eufemismo) per quanto avvenuto ieri mattina in Senato. Ma di una cosa è certa: quella di Alfano è stata una trama ordita da tempo. La «sindrome del delfino» la chiama. Senatrice, cos’è accaduto a Palazzo Madama? «Era tutto scritto. Angelino Alfini... mi ha capito? Ho detto Alfini». Recepito il messaggio... «Ecco, bene. Angelino Alfini aveva già precostituito tutto da tempo. E questo nonostante il grande gesto del nostro presidente Silvio Berlusconi, che ha deciso di superare le proprie vicende personali con grande senso di responsabilità nei confronti del Paese e del proprio partito». Un gesto che non è bastato. «Nel gruppo Pdl c’è stata una spaccatura. Ma non è questo il punto». E qual è? «In modo vigliacco, 21 senatori in aula raccoglievano le firme per sostenere il governo e votare la fiducia alle spalle di Silvio Berlusconi. Alle spalle nel vero senso della parola, fisicamente: il presidente era seduto poche file davanti a loro». In mattinata si parlava di sfiducia, poi il Cavaliere ha deciso di sostenere Letta. Cos’è accaduto in appena tre ore nelle segrete stanze di Palazzo Madama? «Appena il premier Enrico Letta ha finito di parlare siamo usciti. Abbiamo parlato con Berlusconi: ci ha voluto ascoltare tutti prima di decidere. Ci è voluto del tempo, eravamo 80. Poi abbiamo votato: la maggioranza di noi era per votare la sfiducia. Ma lui ha riflettuto e poi ha detto: "Non me la sento di spaccare il gruppo del Pdl". Aveva ragione. Così ha spiazzato tutti, votando la fiduca. Ha spiazzato anche Zanda del Pd, che aveva già preparato il proprio intervento in chiave anti-Berlusconi. Una provocazione continua. Abbiamo votato obtorto collo la fiducia, nonostante le tasse non accennino a diminuire e il voto in Giunta del 4 ttobre (domani ndr.)». Nonostante ciò, gli alfaniani vanno verso la costituizione dei gruppi autonomi. D’altronde la coabitazione tra falchi e colombe, due classi dirigenti opposte, era diventata insostenibile... «Falchi e colombe? Qui siamo davanti alla sindrome del delfino che ti pugnala alle spalle. Un piano ordito nell’ombra. Una cospirazione filolettiana. Alcuni sono in buona fede, altri no. Eppure nel partito c’è grande armonia, anche oggi abbiamo parlato apertamente. Invece in questo tradimento non c’è niente di trasparente, come in quello di Fini». Il «partito» degli alfaniani potrà in futuro allearsi col centrodestra? «È presto... Vediamo come si comportanto. Tutto è in divenire». Alcuni ex An - Matteoli, Gasparri - restano in Fi. Altri - Augello, Piso, Saltamartini - potrebbero lasciare. Ma un ex an può definiri popolare? «Volevano fare Italia Popolare per Monti... Hanno solo tolto Italia». Cosa pensa della nuova An? «La destra è come il mercurio: da una pallina ne nascono cento, ma non se ne fa nulla».
Mussolini difende il Cav «Angelino come Fini»
Paragona Angelino Alfano a Gianfranco Fini, parla di tradimento e di bizantinismi da vecchia politica e difende a spada tratta il suo presidente Silvio Berlusconi. Alessandra Mussolini, senatrice e...
