Politica

«Votiamo Imu e Iva poi si va a elezioni»

Berlusconi offre a Letta la possibilità di approvare i decreti economici. Franceschini: «Irricevibile»

Berlusconi rilancia e sfida Enrico Letta: faccia i decreti per togliere l’Imu e abbassare di nuovo l’Iva di un punto e li porti, insieme alla legge di stabilità, entro sette giorni in aula. Noi li voteremo. Però, è l’avvertimento, subito dopo dobbiamo andare al voto perché per noi questa esperienza di governo è finita: «I patti non erano questi noi non possiamo accettare un governo delle tasse». Il Cavaliere ha spiegato la sua strategia ai gruppi parlamentari riuniti alla Camera, parlando quasi un’ora davanti a una platea dove però la tensione tra falchi e colombe, tra moderati contrari ad andare alla crisi di governo e l’ala più dura decisa invece ad andare fino in fondo e prepararsi alle urne, resta altissima. Berlusconi ha richiamato all’unità del partito – e accanto a lui ha voluto proprio Angelino Alfano, il leader delle colombe – ha rassicurato che Forza Italia non sarà un «movimento estremista», promettendo di spiegare «le nostre ragioni agli italiani». E per questo starebbe già lavorando a un nuovo videomessaggio da mandare in tv. Ma ai parlamentari ha ribadito anche di aver deciso da solo di chiedere ai ministri di dare le dimissioni. Insomma nessun «cattivo» consigliere come in molti nel partito hanno ricostruito. Però, ha aggiunto condivide le preoccupazioni dei ministri. «Loro – ha raccontato – temono una perdita di consensi. E forse hanno ragione, ma ormai tutto è superato e lo spiegheremo ai cittadini italiani». Ai moderati, però, non ha risparmiato una battuta maligna: «C'è gente che scappa di casa, ma i panni sporchi si lavano in famiglia». E, per il momento, la «famiglia» del Pdl sembra aver raggiunto una fragile tregua. Almeno fino al voto di fiducia in aula previsto per domani. Sul quale Berlusconi ha detto che il partito voterà no. «Non è possibile stare con un governo – ha ribadito – che non fa le riforme». E soprattutto Berlusconi ha ripetuto il suo no a un esecutivo «raffazzonato e fatto di transfughi». A Enrico Letta, però, il Cavaliere ha offerto il ritiro delle dimissioni dei parlamentari del Pdl, mentre restano confermate quelle dei ministri, che sono state formalizzate oggi alla Presidenza del Consiglio. Ma come tenere insieme le varie tessere del puzzle gettato sul tavolo da Berlusconi? «Abbiamo dato a Letta l’opportunità di evitare agli italiani di pagare ancora tasse – ha spiegato il senatore Andrea Augello uscendo dalla riunione – Il premier può venire in aula e portare i decreti su Imu e Iva e intanto rinviare il voto di fiducia. Per il momento proviamo a fare questo, poi si vedrà. Un passo alla volta». All’assemblea dei parlamentari Berlusconi ha ripetuto però anche tutte le sue preoccupazioni per una riforma della giustizia che il governo non è riuscito a fare e soprattutto ha battuto sul tasto dell’ingiusta condanna subita nel processo sui diritti tv Mediaset: «Hanno usato la retroattività della legge Severino per allontanarmi dalla vita politica, è una cosa mai vista. Si tratta di una duplice situazione antidemocratica se unita alla magistratura politicizzata. Così vogliono eliminare dalla scena il leader dei moderati«. Poi un attacco diretto alla parte della magistratura «rossa»: «Magistratura democratica è un'associazione prevalentemente segreta. Sono noti solo dirigenti e candidati». E ci sono anche documenti «ufficiali» «che impongono di amministrare la giustizia con criteri politici. Su tutto ciò non possiamo far finta di niente». Il dubbio sulla risposta del governo alla proposta di Berlusconi dura poco più di un’ora. A respingerla come «irricevibile» è il ministro per i rapporti con il Parlamento Dario Franceschini: «Ci vuole un minimo di serietà, non si può fare la legge di stabilità in una settimana, ci sono tempi precisi da rispettare e l'Iva, purtroppo, scatta da domattina». Stesso no arriva anche dal partito Democratico: «Basta ricatti – ha avvertito il capogruppo del Pd alla Camera Roberto Speranza – L'Italia ha bisogno di lavoro, di provvedimenti per uscire dalla crisi e invece Berlusconi continua ad anteporre questioni personali ai problemi del Paese».

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