Come si dice «diversamente berlusconiani» a Wall Street e nella City? Agli investitori internazionali queste sfumature linguistiche sfuggono. Ciò che importa ai mercati è capire dove conviene speculare, dove puntare, anche con un repentino mordi e fuggi, dove, in sostanza guadagnare, tanto e in breve tempo. Ecco quindi che i distinguo che tanto appassionano i «retroscenisti» italiani non destano alcuna passione nelle centrali del potere finanziario, a Londra e a New York. Ma evidente che più il Paese è a rischio di stabilità politica e con i conti sotto pressione, più vale la pena di tenerlo sott’occhio ma senza lasciarsi prendere la mano. Così è bastato che si aprisse l’ennesimo caso-Berlusconi con il rischio di fine anticipata del governo Letta, per far partire le voci che lo spread avrebbe ripreso a correre. Ma le cose sono andate diversamente. Il differenziale tra i Btp e i Bund tedeschi ieri prima è salito ai massimi di giugno ma dopo una fiammata in apertura, a 287 punti, ha ripiegato a 267 punti base mentre Piazza Affari ha aperto in calo del 2% per risalire a fine giornata chiudendo a -1,2%. Solo il titolo Mediaset ha sofferto lasciando sul mercato il 4,52% a 3 euro perchè la caduta del governo sarebbe poco propizia per il settore della pubblicità. La frenata dello spread e di Piazza Affari è arrivata dopo che si sono diffuse le voci di un possibile Letta bis. Nel frattempo l’agenzia di rating Fitch ha lanciato un messaggio intimidatorio: la situazione di instabilità politica in Italia mette a rischio il raggiungimento degli obiettivi fiscali e, di conseguenza, potrebbe portare ad un abbassamento del rating BBB+ assegnato al Paese. Una minaccia che pare esagerata dal momento che i conti pubblici sono sotto controllo, il tetto del deficit al 3 del pil è stato sforato solo dello 0,1% e c’è l’impegno del governo a riportarlo sotto. Come pure c’è l’impegno del ministro dell’Economia Saccomanni a varare a legge di Stabilità entro i termini stabiliti e da parte del Pdl a votarla. Eppure l’allarme nelle cancellerie europee è scattato. Il Cancelliere tedesco Angela Merkel ha chiamato ieri pomeriggio il premier Enrico Letta per esprimergli «l’auspicio di una stabilità politica in Italia e la prosecuzione del programma di riforme» avviato dal governo». Una chiamata che segue una precisazione del suo portavoce, il quale si era augurato che «tutte le forze interessate alla stabilizzazione della situazione siano coinvolte». Un pressing nemmeno tanto velato che arriva a due settimane dall’intervento a gamba tesa del vicepresidente della Commissione europea Olli Rehn alla Camera che ha dettato al governo Letta quello che Bruxelles si aspetta dall’Italia per le tasse. Ovvero uno spostamento della pressione fiscale dal lavoro ai consumi e agli immobili. Non solo. È stato detto chiaro e tondo che il blocco dell’aumento dell’Iva «desta perplessità» come pure quello della seconda rata dell’Imu. Un’ingerenza pesante sulla politica italiana dall’esterno ma non nuova. La conferma del pesante condizionamento a cui è sottoposta l’Italia è nel fatto che anche la Spagna, Paese che non è certo nelle condizioni economiche di poter dare lezioni, si è detta allarmata per la crisi politica italiana, dicendo che questa potrebbe avere ripercussioni sul debito spagnolo. Ecco quindi che il premier, Mariano Rajoy, ha espresso la speranza che Italia «risolva presto i suoi problemi perché quello che sta accadendo oggi non ha buone ripercussioni non solo sulla Spagna, ma anche su altri Paesi europei». Queste prese di posizione dei governi europei alimentano la speculazione e ingigantiscono il problema, amplificando l’immagine dell’Italia come di un Paese che va tenuto sotto costante osservazione. Il che si traduce in una sorta di commissariamento, di Bruxelles con la regia di Berlino. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: le decisioni economiche prima del varo devono avere il visto dell’Unione europea.
La crisi non scalda i mercati
Lo spread prima sale a 286 poi rallenta a 267 punti. La Borsa -1,2% Fitch minaccia il taglio del rating. Pressing di Berlino per il Letta bis
