Andrà in Parlamento mercoledì, Enrico Letta. A verificare se il suo governo ha ancora una maggioranza. Non di pochi voti, precisa il premier, ma «solida». Letta lo dice senza mezzi termini: «Spero ci sia una parte di chi ha sostenuto il Pdl che dica non sono d’accordo» con quanto successo negli ultimi giorni. «Nel Pdl è in corso un dibattito molto forte e profondo», osserva, e aggiunge che «dai sondaggi, gli elettori Pdl vogliono che continui l’esperienza di questo governo». Il presidente del Consiglio rileva anche di aver visto che «i ministri Pdl hanno espresso valutazioni su basi diverse da quelle di Silvio Berlusconi». Del resto «sento che anche in Parlamento c’è incertezza», dunque «meglio per gli italiani che io obblighi tutti a chiarire le loro posizioni in Parlamento». In serata, intervenendo alla trasmissione tv «Che tempo che fa», il premier chiarisce che non ha intenzione di andare avanti per forza. «Non voglio governare a ogni costo e non voglio essere, e non sarò, un Re Travicello». In caso di elezioni anticipate, sottolinea ancora il premier, «col Porcellum non si può e non si deve votare». Letta insiste: «Ho l’impressione che da vent’anni stiamo rivivendo lo stesso giorno come nel film "Il giorno della Marmotta", con Bill Murray, bisogna dire agli italiani la verità, non mi interessa fare giochi politici, l’unica cosa che ho in mente è dare risposte ai cittadini». Non rinuncia alla stoccata verso Silvio Berlusconi sull’Iva. «È stato il governo di centrodestra - dice - ad aumentarla nel 2011». E ancora: «Se avessi la fiducia del Parlamento, lavorerei alla riforma delle aliquote Iva, tema più complesso del semplice passaggio dal 21 a 22». Letta rilancia e mette sul piatto «una razionalizzazione complessiva, se avrò una maggioranza in grado di convertire decreti. Tutto il resto è propaganda». Infine precisa: «Chi vuole il voto adesso con il Porcellum, rivuole le larghe intese, in Senato i numeri dicono questo». Ne ha anche per Grillo, che si è confinato nell’«irrilevanza politica». Prima di andare in tv, Letta ha incontrato il presidente Napolitano. Non è andato da lui dimissionario, ma ha concordato con il Capo dello Stato il percorso da affrontare con un’unica certezza: serve un chiarimento alla luce del sole. All’incontro al Quirinale, a cui era presente anche il sottosegretario Filippo Patroni Griffi, il premier e il Capo dello Stato hanno trovato l’intesa sulle prossime mosse, cioè sulla necessità di andare in Parlamento a chiedere la fiducia. «È stata attentamente esaminata la situazione che si è venuta a creare a seguito delle dichiarazioni del presidente Berlusconi e delle dimissioni rassegnate dai ministri del Pdl in adesione a quell’invito», ha ricostruito una nota diffusa dal Quirinale al termine del colloquio. «Il succedersi nella giornata odierna di dichiarazioni pubbliche politicamente significative dei ministri dimissionari, di vari esponenti del Pdl e dello stesso presidente Berlusconi - si sottolinea - ha determinato un clima di evidente incertezza circa gli effettivi possibili sviluppi della situazione politica». Ieri mattina Napolitano, in visita a Napoli, aveva ribadito che le elezioni anticipate ci saranno solo se non fossero possibili altre alternative. «È tradizione che il presidente della Repubblica conceda lo scioglimento anticipato delle Camere quando non è possibile dar vita a una maggioranza e a un governo per il bene del Paese».
Letta: "Spero che parte del Pdl si dissoci"
Mercoledì il premier chiederà la fiducia alle Camere. Napolitano: "Voto solo senza alternative"
