Fuori o dentro. Oggi pomeriggio alle cinque e mezza Berlusconi riunisce i gruppi parlamentari – e i ministri dimissionari – per capire quanti hanno intenzione di seguirlo sulla strada delle elezioni subito e chi invece vuole «tradire». Perché l’immagine che consegna il fuoco di fila di dichiarazioni fatte ieri dalle «colombe» contro la decisione di aprire una crisi di governo è quella di un partito ormai inesorabilmente spaccato, dilaniato da una feroce lotta di potere per assumere il comando di Forza Italia. Ieri il Cavaliere ha passato la giornata a telefonare a diversi deputati e senatori per sondare il campo, per capire se c’è veramente la possibilità che nel voto di domani a palazzo Madama il Pdl si possa sfaldare lasciando pezzi sul campo che potrebbero servire a costituire una nuova maggioranza. Ma l’idea che il Cavaliere si è fatta è che le proteste dei moderati, iniziando da Alfano, siano semplicemente un polverone alzato per nascondere il vero obiettivo, la richiesta di non essere spazzati via dai posti di comando di FI. Insomma di non essere lasciati ai margini di un partito guidato solo dai falchi. I quali, invece, a loro volta, non sono disposti ad alcuna mediazione. Soprattutto nella stesura dell’organigramma della futura Forza Italia. Un organigramma che conterà tantissimo visto che le elezioni sono alle porte e chi comanda avrà anche il potere di decidere chi si candiderà nelle liste elettorali. «Vedremo cosa vogliono fare – avverte un deputato dell’ala dei «duri» – la storia di Fli e di Fini, il suo "che fai mi cacci", è dietro l’angolo, dovrebbe insegnar loro qualcosa». E allora la proposta che potrebbe uscire dal cilindro «magico» del Cavaliere è quella di spacchettare i due partiti: da una parte una Forza Italia affidata ai falchi, un partito del 15%, dall’altra il Pdl dei moderati, guidato da Alfano e magari alleato con Monti e Casini. Insieme comunque nel nuovo centrodestra. Le «colombe» non sembrano comunque voler arrivare a una rottura. Almeno adesso. La richiesta sarà che in futuro ci sia una maggiore collegialità nelle decisioni. E le dichiarazioni di ieri vanno tutte in questa direzione. «Oggi lealtà mi impone di dire che non possono prevalere posizioni estremistiche estranee alla nostra storia, ai nostri valori e al comune sentire del nostro popolo – ha spiegato in una nota il vicepremier Angelino Alfano – So bene che quelle posizioni sono interpretate da nuovi berlusconiani ma, se sono quelli i nuovi berlusconiani, io sarò diversamente berlusconiano». Sulla stessa linea anche Gaetano Quagliariello: «Di fronte a un partito che compie scelte di questo calibro, che fa cadere il governo in una sede in cui a decidere sono alcuni esponenti che peraltro rappresentano una sola ala del partito, senza nemmeno la presenza del segretario, ebbene dico che se questa è Forza Italia, a questa Forza Italia io non aderirò». Infine Nunzia De Girolamo: «Non posso tacere l'amara constatazione nel vedere come, nel momento più difficile della storia del nostro partito e del nostro leader, siano sempre più evidenti atteggiamenti, posizioni, radicalismi che poco hanno a che vedere con i valori fondativi del nostro movimento liberale».
Berlusconi ha due partiti in lite per il potere
Dopo lo strappo del Cav Pdl nel caos. Alfano: sarò diversamente berlusconiano. Oggi riunione dei gruppi parlamentari. Silvio lavora a spacchettare Pdl e FI
