Che le fondazioni del potere mostrino segni non equivoci di cedimento non meraviglia. Le nostre istituzioni sono da sempre malferme, retoriche più che fattive. Ma questo Stato scombiccherato (cito dal prigioniero Aldo Moro) ha voluto far sentire a Silvio Berlusconi i temibili rigori della legge. D’una legge, però, mossagli contro da zelanti Procure, la cui opera è stata coronata da una sezione feriale della Cassazione, in tutta fretta convocata e presieduta da un magistrato evidentemente più a suo agio nel folklore del dialetto cilentano che nelle linearità del lessico puro della legge. E dunque, tutto sembra pericolare, perché alla spinta della reazione politica le istituzioni non sembrano in grado di fare da argine. Il Presidente Giorgio Napolitano pare però non accorgersene. Forse in ragione della sua formazione d’uomo d’apparato – quello, efficiente, del Pci togliattiano – dinanzi alle accuse di golpe lanciate dal leader del Pdl-Forza Italia, ha risposto burocraticamente: facendo le mostre di non spiegarsi come sia possibile parlare di golpe, quando tutto qui si risolve nell'applicare una sentenza: un problema insomma d’esecuzione penale, materia affidata alle premure del locale Procuratore della Repubblica, per avventura impersonato da Edmondo Bruti Liberati. È un po' troppo. Ci vuol poco, invece, a comprendere che il problema politico è nel perché quell’accurata indagine è stata iniziata a carico di Berlusconi; nel perché il leader d’una forza politica alternativa all’apparato sia stato investigato come un contrabbandiere e del perché il tutto si sia in gran fretta concluso dinanzi ad una feriale sezione della Cassazione, priva di specifiche competenze. Certo, il Presidente della Repubblica sa bene che le forme universalizzanti del diritto consentono di realizzare qualsiasi disegno al riparo della loro doverosità: anche, in ipotesi, di carcerare il politico malvisto. Questo storicamente, infinite volte s’è verificato. C’è un particolare, però: che quelle forme, da sole, contan poco se le istituzioni non hanno la forza d’imporle (Mubarak docet). Deve reggere il regime perché i suoi verdetti si tengano. È sicuro il nostro Presidente, che la casa resti in piedi? * Ordinario di Storia della giustizia politica
Troppo zelo presidente
di Orazio Abbamonte *Che le fondazioni del potere mostrino segni non equivoci di cedimento non meraviglia. Le nostre istituzioni sono da sempre malferme, retoriche più che fattive. Ma questo Stato...