Politica

Ora il Pdl teme i traditori in Parlamento

Giovanardi, Castiglione, Torrisi non le hanno firmate. E in aula il numero potrebbe aumentare

Compatti ma non troppo. Le dimissioni di massa non sono arrivate da tutti i parlamentari, nonostante le rassicurazioni arrivate giovedì sera dai due capigruppo, Renato Schifani e Renato Brunetta, e le firme che mancano iniziano ad aprire qualche pericolosa crepa. Con il timore che – se l’iniziativa andrà avanti – al momento di annunciarle ufficialmente in aula più di un parlamentare potrebbe tradire. Arrivando a una scissione e alla creazione di un gruppo autonomo, di sostegno al governo, se la situazione dovesse pericolosamente scivolare verso la crisi. Il primo ad annunciare di non aver firmato le dimissioni è stato il senatore Carlo Giovanardi. «Ho sostenuto nella Giunta per le Autorizzazioni del Senato che la decisione di applicare la retroattività per decadenza da senatore a Silvio Berlusconi è una vera e propria "mascalzonata" – ha spiegato – Se il 14 ottobre il Pd si renderà complice di questa mascalzonata è evidente che verranno meno le condizioni per continuare una alleanza di Governo. Per questo non ho firmato e non firmerò le dimissioni da senatore perché ritengo non siano la modalità giusta per costringere tutte le forze politiche del Parlamento ad assumersi le loro responsabilità nei confronti del Paese, soprattutto in vista della prossima imminente campagna elettorale». Pubblicamente contrari anche i due senatori siciliani Giuseppe Castiglione, Salvatore Torrisi, oltre a Pippo Pagano. Ma in caso di dimissioni dei parlamentari che cosa faranno quelli che sono stati eletti subito dopo di loro e che potrebbero subentrare? Alla camera nel Lazio 1 c’è Mario Baccini, un lungo passato da parlamentare nel Pdl, secondo dei non eletti. Il quale però ha già deciso di non sfruttare, in ogni caso, questa possibilità. «No, non mi interessa rientrare. Sto lavorando con altri movimenti, altre associazioni. Magari ci sarò alle prossime elezioni...». Ancora più deciso Mauro Cutrufo, anche lui parlamentare di lungo corso nel Pdl, numero cinque dei non eletti: «Ho smesso con questa politica. E comunque non può succedere perché le dimissioni sono nominali, tutta la trafila andrebbe avanti per tre mesi. Il governo cadrebbe molto prima».

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